mercoledì 24 dicembre 2008

LE RELIGIONI: I dieci comandamenti

Nell'articolo precedente abbiamo iniziato un analisi della religione cattolica, spiegando come la festività del Natale non sia altro che una festa pagana adattata alle credenze del cristianesimo.
Vediamo oggi di analizzare una delle basi della religione cristiana, ovvero i Dieci Comandamenti.
Leggendo la Bibbia, e più precisamente l'Antico Testamento, capitolo dell'Esodo, vedremo il popolo ebraico guidato da Mosè in fuga dall'Egitto per recarsi alla Terra Promessa.
In un certo punto di questo viaggio vicino al monte Sinai gli Ebrei si fermano e Mosè sale sul monte per alcuni giorni, in questo periodo gli vengono dettati i Dieci Comandamenti.

Ne esiste un altra versione, che è leggermente diversa e la troviamo nel capitolo del Deuteronomio, sempre nell'Antico Testamento.




I Dieci Comandamenti secondo la tradizione ebraica dell'Esodo:

  1. Io sono l'eterno tuo Dio, che ti trasse dalla terra d'Egitto, dal luogo dove eri schiavo.
  2. Non avrai altro Dio che me; non ti farai o adorerai alcuna immagine o figura.
  3. Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano.
  4. Onora il giorno del sabato per santificarlo
  5. Onora tuo padre e tua madre
  6. Non uccidere
  7. Non commettere adulterio
  8. Non rubare
  9. Non fare falsa testimonianza contro il tuo prossimo
  10. Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare sua moglie, nè il suo schiavo, nè la sua schiava, nè il suo bue, nè il suo asino, nè cosa alcuna appartenga al tuo prossimo.


Ecco qui di seguito la versione riconosciuta in ambito cattolico e luterano (che segue il testo del Deuteronomio):











  1. Io sono il Signore, tuo Dio. Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo nè immagine. Non ti prostrerai davanti a quelle cose.
  2. Non pronunciare invano il nome del signore tuo Dio
  3. Osserva il giorno di sabato per santificarlo
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere adulterio
  7. Non rubare
  8. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo
  9. Non desiderare la moglie del tuo prossimo
  10. Non desiderare la casa del tuo prossimo nè alcuna delle cose del tuo prossimo
Come vediamo le differenze sono lievi e comunque il significato è quello.
Secondo le scritture questi comandamenti sarebbero stati dettati da Dio a Mosè per suggellare l'alleanza che Dio fà con il suo popolo e regolano il rapporto tra Dio e il popolo e tra l'uomo e il suo prossimo.





Voglio adesso analizzare un testo antico, risalente ad un epoca antecedente ai Faraoni Egiziani, ma che ha continuato a guidare il popolo egiziano fino alla sua scomparsa, il Libro dei Morti.
Questo antico testo risalente al 3500a.c. ha 165 capitoli e parla di riti magici, metafisica e i vari stati dell'anima prima e soprattutto dopo la morte.

Serviva a pronunciare le formule magiche per facilitare il viaggio del morto nell'aldilà.




Quando un Faraone moriva c'era un complesso rito funebre e durante il rito si pronunciava una dichiarazione di innocenza di fronte a Osiride:
  • Non ho detto il falso
  • Non ho commesso razzie
  • Non ho rubato
  • Non ho ucciso uomini
  • Non ho commesso slealtà
  • Non ho sottratto le offerte al dio
  • Non ho detto bugie
  • Non ho sottratto cibo
  • Non ho disonorato la mia reputazione
  • Non ho commesso trasgressioni
  • Non ho ucciso tori sacri
  • Non ho commesso spergiuro
  • Non ho rubato il pane
  • Non ho origliato
  • Non ho parlato male di altri
  • Non ho litigato se non per cose giuste
  • Non ho commesso atti omosessuali
  • Non ho avuto comportamenti riprovevoli
  • Non ho spaventato nessuno
  • Non ho ceduto al'ira
  • Non sono stato sordo alle parole di verità
  • Non ho arrecato dirturbo
  • Non ho compiuto inganni
  • Non ho avuto una condotta cattiva
  • Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
  • Non sono stato negligente
  • Non sono stato litigioso
  • Non sono stato esageratamente attivo
  • Non sono stato impaziente
  • Non ho commesso affronti contro l'immagine di un dio
  • Non ho mancato alla mia parola
  • Non ho commesso cose malvagie
  • Non ho avuto visioni di demoni
  • Non ho congiurato contro il re
  • Non ho proceduto a stento nell'acqua
  • Non ho alzato la voce
  • Non ho ingiuriato dio
  • Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
  • Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
  • Non ho bestemmiato il nome del dio della città .
Ovviamente il testo qui sopra è semplificato, se qualcuno vuole leggere il Libro dei Morti completo può scaricarlo da qui.


Inoltre possiamo vedere altre analogie nel capitolo CXXV (125) che tratta del "testo per entrare nella Sala delle Verità e giustizia e per separare la persona dai peccati commessi e per vedere il volto degli dei."






O tu dai larghi passi che appari a Heliopolis! Io non ho fatto il male! O tu che guardi indietro, che appari nel Ro-stau! Io non ho ucciso! O tu dalla faccia indietro, che appari nella caverna! Io non ho commesso atti impuri! O Uammit che appari nel luogo di immolazione! Io non ho commesso adulterio con una donna sposata! O Kenememti che appari in Kemenit! Io non ho bestemmiato! O frantumatore di ossa, che appari in Hetnen-nesut! Io non sono stato mentitore! O tu Narice che appari a Hermopolis! Io non sono stato invidioso! O vento di fuoco che appari a Menfi! Io non ho rubato cibo!




Quale conclusione possiamo trarre da tutto ciò ? teniamo presente che Mosè nacque in Egitto e oltre ad essere un consigliere del Faraone, secondo alcune leggende, ne sposò la sorella.
Mi pare il tutto abbastanza ovvio, i Dieci Comandamenti, che vengono insegnati a tutti, altro non sono che una preghiera appartenente ad un rito funebre degli antichi egizi.

alla prossima...

martedì 23 dicembre 2008

SCOPERTE SCIENTIFICHE: Lo zero

Gli esseri umani hanno manipolato i numeri fin da quando hanno iniziato a scrivere, circa 23 secoli a.c. Probabilmente, in genere si tendeva a tracciare dei segni per le unità, in modo che 4 era ////.
Segni diversi venivano introdotti per i gruppi di cinque, di dieci e di cinquanta, in modo da evitare di tracciare un numero eccessivo di segni. Oppure , come nel caso degli ebrei e dei greci, si sarebbero usate lettere dell'alfabeto.
A qualcuno probabilmente sarà accaduto di utilizzare gli stessi numeri per le unità, le decine, le centinaia e così via, semplicemente ponendoli in posizioni diverse per ogni livello, come su un pallottoliere. Nessuno provò ad utilizzare questa numerazione posizionale, tuttavia, perchè nessuno pensò ad utilizzare un simbolo per designare il livello del pallottoliere in cui non era stata spostata alcuna pallina. Per esempio, se volete indicare 507 su un pallottoliere, spostate 5 palline al livello delle centinaia e 7 a quello delle unità.
Potete prendere nota del 5 e del 7, ma come potete indicare che il livello delle decine non è stato toccato?
Intorno al 600 un matematico indiano, Brahmagupta, suggerì di assegnare un simbolo particolare a tale livello del pallottoliere, che non era stato toccato. Ciò significava che non si poteva più confondere 507 con 57 o 570. Il nostro simbolo è 0 e lo chiamiamo zero.Il primo illustre matematico che utilizzò questa numerazione posizionale fù un arabo, Muhammad ibn Al-Khwarizmi (780-850), che scrisse un libro in cui utilizzava lo zero, intorno all'810. Nel libro coniò un termine che in italiano divenne algebra.

Il nuovo sistema penetrò lentamente in Europa, che impiegò dei secoli per rinunciare agli scomodi numeri romani, e ad adottare i nuovi numeri arabi (anche se naturalmente all'inizio i numeri erano indiani).
Ci vollero secoli per superare l'abitudine di restare legati a qualcosa di scomodo ma consueto, per adottare qualcosa di migliore ma nuovo.


Tuttavia alla fine vi riuscirono, e il passaggio rese più democratico il calcolo aritmetico,
mettendolo alla portata di tutti.


lunedì 22 dicembre 2008

THE VENOMOUS WORLD: La rana dorata

Nelle foreste pluviali del sud est della Colombia, in una piccola area vicino al Rio Patia e nel Rio Sarija possiamo trovare un piccolo anfibio, di colore giallo-verdino, questa rana appartiene alla famiglia delle Dendrobatidae il suo genere è Phyllobates, e il suo nome scentifico è Phyllobates terribilis.
Come potete vedere dall'immagine a sinistra è un animaletto simpatico e apparentemente innocuo, ma invece il nome ha un qualcosa di tremendo e letale. Difatti ci troviamo davanti all'animale più velenoso del mondo, la Golden poison frog.


Questa rana è lunga circa 5 centimetri, nella fase di riproduzione arriva fino a 30 girini, la particolarità della riproduzione è che la femmina depone le uova e dopo circa due ore il maschio le fertilizza, dopo circa 15-20 giorni avremo i piccoli.


Gli Indios Chocò in Colombia utilizzano queste rane per avvelenare i dardi delle cerbottane.
Quando trovano una Phyllobates Terribilis la catturano e gli infilano un bastoncino di legno in bocca, la rana per difendersi inizia a secernere il veleno da ghiandole cutanee sulla schiena. Gli indios sfregano i loro dardi impregnandoli con il potente veleno e dopo liberano la rana. Normalmente i dardi avvelenati vengono utilizzati per cacciare o per difendersi dai pericolosi felini della zona. Lo stesso succede quando una rana viene catturata da un predatore, il forte stress fà produrre il veleno e lo sfortunato animale che tentava di mangiare la Rana Dorata si ritrova avvelenato dalla stessa. La colorazione vivace difatti è sinonimo di pericolo e indica che è pericoloso tentare di cibarsi di questo simpatico bocconcino.

Dalla pelle di questi anfibi sono stati isolati più di 400 alcaloidi di 20 classi strutturali, le principali sono: le batracotossine, le istrionicotossine, le pumiliotossine e le epibatidine.
Queste tossine aumentano la permeabilità delle membrane dei nervi e dei muscoli agli ioni del sodio, l'effetto degli ioni di sodio nelle cellule sono una depolarizzazione elettrica irreversibile che provoca l'ostruzione dei segnali dei nervi, alcune cellule del cuore sono molto sensibili a questo, si provoca quindi un aritmia e un arresto cardiaco.
La produzione di una sola rana è sufficente ad uccidere oltre 100 uomini, il suo LD50 è di 0,002 mg/Kg.
La Rana Dorata si nutre di insetti, i quali a loro volta mangiano numerose tipologie di foglie che contengono alcaloidi velenosi, la produzione del veleno è dovuto quindi all'alimentazione della rana, difatti se si cattura una Phyllobates Terribilis e la si tiene in cattività dopo circa un anno la potenzialità del veleno è dimezzata, i piccoli che nascono in cattività sono totalmente innocui.






Nella cartina vedete la diffusione delle Phyllobates, ne esistono di varie specie, tutte poco meno velenose della Terribilis, nella zona tra la Costa Rica e Panama c'è la Phyllobates Lugubris (a sinistra), nel sud-est della Costa Rica la Phyllobates Vittatus (a destra).




Nel nord-est della colombia c'è la Phyllobates Aurotaenia (a sinistra) e la Phyllobates bicolor (sotto)


Esistono inoltre altre colorazioni e tipologie delle Phyllobates come quella blu(sinistra) oppure blu-rossa conosciuta come blue-jeans frog che vive in Costa Rica (sotto)




Abbiamo visto come un simpatico animaletto, apparentemente innocuo, si sia rivelato l'animale più velenoso del mondo, però c'è una particolarità, questa rana non ha la possibilità di inoculare il veleno, quindi paradossalmente, tra gli animali velenosi, è il meno letale.

Nel prossimo articolo faremo una panoramica e valuteremo quali sono gli animali più letali, faremo inoltre una classifica dei più velenosi valutando il parametro LD50.

venerdì 19 dicembre 2008

FILOSOFIA: spiegata con le barzellette

La fallacia "post hoc ergo propter hoc"

La frase del titolo tradotta in italiano significa:"dopo di ciò, quindi a causa di ciò".
Che significa l'errore di presumere che poiche una cosa segue un altra, quella cosa è stata causata dalla precedente. E' una logica errata, prendete esempio da questa barzelletta:

Una signora, ogni giorno, esce sulla veranda della casa ed esclama:"Che questa casa sia protetta dalle tigri!". Poi torna dentro.
Un bel giorno il vicino di casa gli chiede:"A cosa serve questa sceneggiata? Qui non c'è una tigre nel raggio di migliaia di chilometri".
E la vicina risponde:" Ha visto? Funziona!".



oppure un altra situazione:

Un vecchio signore ebreo sposa una donna molto più giovane di lui. I due sono molto innamorati, tuttavia, a prescindere dalle prestazioni sessuali del marito, la donna non riesce a raggiungere l'orgasmo. Dal momento che una donna ebrea ha diritto al piacere sessuale, decidono di chiedere consiglio al rabbino. Il rabbino ascolta con attenzione la loro storia, si liscia la barba, e dà loro il seguente suggerimento:"Ingaggiate un bel giovanotto. Mentre fate l'amore, mettetelo a sventolare una salvietta sopra di voi. Questo aiuterà le fantasie della moglie e dovrebbe portarla all'orgasmo".
Tornano a casa e seguono il consiglio del rabbino. Ingaggiano un bellissimo ragazzo e mentre fanno l'amore questi sventola una salvietta sopra di loro. Ma l'espediente non funziona e la moglie non riesce ancora ad avere un orgasmo.
Perplessi ritornano dal rabbino, il quale dice loro:"Bene, provate nell'altro modo. Il giovanotto faccia l'amore con tua moglie e tu sventola la salvietta sopra di loro".
Anche questa volta seguono il consiglio del rabbino. Il giovanotto si infila con entusiasmo nel letto con la moglie e il marito sventola la salvietta. Il giovanotto si mette al lavoro e ben presto la moglie ha un orgasmo pazzesco, con urla che scuotono la stanza.
Il marito sorride, guarda il giovanotto e dice:"Hai visto, coglione, come si sventolano le salviette!".

Ed ecco l'ultima...

Un ragazzino di New York viene portato a spasso dal cugino nelle paludi della Louisiana.
Ad un certo punto il ragazzo di città chiede:"E' vero che un alligatore non ti attacca se hai una torcia elettrica?".
Il cugino risponde:"Dipende da quanto in fretta porti in giro la torcia elettrica".

giovedì 18 dicembre 2008

DINASTIA SAVOIA: AMEDEO VI il Conte Verde

Amedeo Vi di Savoia detto il Conte Verde rappresenta un vero e proprio punto di riferimento nella storia di Casa Savoia.
Nato a Chambéry il 4 gennaio 1334 succedette al padre Aimone nel 1343, troppo giovane per governare, un collegio di tutori nominati da Aimone gli permisero la tutela dei suoi diritti oltre ad una adeguata istruzione.
Di carattere forte fin da giovane e deciso a non farsi sopraffarre dai potenti vicini si dedico subito ad azioni di conquista, dimostrando un profondo interesse per la cavalleria, le sue leggi e le sue manifestazioni.
Dopo una serie di successi che gli permisero di conquistare Chieri, Savigliano, Cherasco e Mondovì ritorno a Chambéry nel 1348 e per festeggiare organizzò un grande torneo. Secondo le cronache del tempo si presentò coperto di armi verdi, con le piume dell'elmo verdi e il cavallo coperto da una gualdrappa verde, probabilmente fù quell'apparizione che lo consacrò come il Conte Verde. Quell'evento avvenne nel 1349 nel castello di Bourget in Moriana, inoltre durante quel torneo si consacrarono due fidanzamenti, quello di Amedeo VI con Giovanna di Borgogna e di Bianca di Savoia con Galeazzo Visconti. Un altra occasione in cui si presentò con altri dodici cavalieri completamente vestiti di verde fù nel 1353 dopo la conquista di Sion, al torneo di Bourg en Bresse dove vinse tutte le prove dei tre giorni di torneo.
Il matrimonio con Giovanna di Borgogna avrebbe portato in dote vastissimi territori, la questione avrebbe suscitato molte contese con la Francia, per questo egli rinunciò e attuò uno scambio con il re di Francia che gli permise di annettere numerose signorie e terreni oltre a 40.000 fiorini d'oro. Partecipò al fianco di Carlo di Valois, futuro re di Francia all'avanzata nell'Artois, in seguito a Parigi celebrò le proprie nozze con la sorella minore di Giovanna, Bona di Borbone, donna molto saggia si rivelò un ottima moglie e lo sostituì adeguatamente durante le sue lunghe e numerose assenze.
Nel 1350 Amedeo VI istituì il primo ordine cavalleresco, l'Ordine del Cigno Nero, tale ordine aveva lo scopo di difesa reciproca e di non agressione tra i Signori che vi appartenevano.
La situazione politica che Amedeo VI doveva affrontare non era delle più semplici, nel 1349 marciò su Grenoble e Gap, ma nel 1350 un trattato con la Francia lo obbligò a rinunciare a mire espansionistiche in quella direzione, si concentrò quindi sul piemonte, contro i Visconti, i Monferrato e i Saluzzo.
Un altro problema derivava dagli Acaja, ingiustamente estromessi dal titolo dei Savoia, a dir loro, ingaggiarono dei soldati di ventura che vennero sconfitti da Amedeo VI. Nel 1356 Giacomo d'Acaja occupò dei territori intorno ad Ivrea, Amedeo VI mosse contro Giacomo e conquistò Volvera, Buriasco, Frossasco e Ivrea. Nel 1359 una nuova rivolta di Giacomo fù sedata e il Conte Verde conquistò numerose città degli Acaja, tra cui Torino che si arrese spontaneamente.
Amedeo VI aveva uno spirito religioso, nel 1363 fondò un ordine, con altri 14 cavalieri, essi si proclamarono difensori della fede, tale ordine aveva come simbolo un collare formato da tre cordoncini, annodati in quello che oggi si chiama nodo Savoia, e la parola FERT. Fu quindi fondato l'Ordine del Collare che in seguito divenne il Collare dell'Annunziata.
Il Conte Verde dimostrò tutta la sua abilità politica e diplomatica muovendosi con equilibrio tra il potere del Re di Francia, il prestigio del Papa e l'influenza imperiale. Nel 1365 l'incontro tra Papa Urbano V e l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo gli permisero di rafforzare il suo prestigio, accompagnando l'imperatore ad Avignone, ad Arles, al Monastero di San Maurizio e a Ginevra. Nel 1365 ottenne di poter agire in un ampia zona, di importanza strategica per l'imperatore, in nome dello stesso, a tale incarico aspirava anche il Re di Francia. Nello stesso periodo si offrì di partecipare alla crociata indetta dal Papa, insieme a lui si offrirono anche il Re di Francia, di Cipro e di Ungheria, ma chi per un motivo chi per un altro rinunciarono.
Amedeo VI giunse a Venezia con truppe fornitigli dai nobili delle sue terre, da suo cognato Galeazzo Visconti e altri soldati ausiliari e mercenari da lui assoldati. La sua partenza fù molto coreografica, fece issare sulle navi uno stendardo azzurro in onore della vergine Maria, da allora divenne il simbolo dell'Italia ancora adesso utilizzato nelle sciarpe delle divise militari e nelle maglie delle nazionali sportive.
L'obiettivo principale era aiutare l'imperatore Giovanni V Paleologo, accerchiato dai turchi, durante il viaggio nel mare adriatico giunse notizia che era stato fatto prigioniero dai Bulgari, quindi cambiarono i piani, prima Amedeo VI assediò Gallipoli e la conquistò, poi si diresse a Costantinopoli dove rimise in sesto la flotta, riprese il viaggio verso Varna capitale della Bulgaria e l'assediò, nel 1367 l'imperatore fu liberato. Questa impresa lo decretò grande cavaliere e ne ottenne onori e gloria.
Al suo rientro però lo attendevano nuove questioni da sbrigare, gli Acaja che continuavano a tentare di conquistare terre, e una disputa tra i Visconti e i Monferrato. Risolta la questione degli Acaja con l'uccisione del successore di Giovanni, il primogenito Filippo, si dedicò alla disputa contro i Visconti.
Amedeo VI
si mise a capo di una lega italica contro i Visconti , la vicenda portò a guerre e saccheggi, nel 1376 raggiunsero un accordo di pace bloccando le mire espansionistiche dei Visconti verso ovest. Il regno sabaudo si allargò così verso Cuneo, Biella, Chivasso, Riva e Poirino. La sua fama gli fruttò numerose richieste di aiuto dandogli una certa fama in politica internazionale, fù richiesta la sua mediazione per contese in terra subalpina, in Linguadoca, a Pisa e nella lunga guerra tra Francia e Inghilterra.
Nella seconda metà del XIV secolo la guerra tra Genova e Venezia richiese l'arbitrato del Conte Verde, che organizzò un incontro tra le potenze marinare a Torino, riuscì nel 1381 a chiudere un accordo tra le due città, tale accordo lo consacrò come fine diplomatico.
Negli anni successivi avvenne lo scisma d'occidente, in cui, al Papa Urbano VI, venne contrapposto un antipapa: Clemente VII, nominato dai cardinali francesi.
Amedeo VI si schierò con i francesi, partecipò ad una spedizione organizzata da Luigi d'Angiò, in cambio di tale partecipazione avrebbe ottenuto numerosi territori, ma purtroppo nel febbraio 1383 una forte pestilenza scoppiò tra le truppe e colpì anche il Conte Verde che morì il primo marzo nel castello di Santo Stefano di Bitonto.
Dopo un lungo viaggio di ritorno l'8 maggio fù sepolto ad Altacomba.

mercoledì 17 dicembre 2008

JACK VANCE: LE OPERE 5

Jack Vance nella sua carriera ha vinto con due romanzi il massimo premio per gli scrittori di fantascienza, il premio HUGO, i due romanzi sono The Last Castle (L'ultimo castello, 1966) e The Dragon Master (I signori dei draghi, 1962) con The Last Castle ha vinto anche il premio Nebula nel 1967. Inoltre ha vinto anche il World fantasy award nel 1984 per Lyonesse e nel 1990 per Madouc, il premio Edgar Allan Poe Awards nel 1961 per il racconto The man in the cage, il premio Jupiter nel 1975 per il racconto Assalto a una città e nel 1997 il premio Grand Master.

L'ULTIMO CASTELLO

In questo romanzo si racconta di Hagedorn, l'ultimo castello della Terra. Un estremo rifugio, malsicuro e incerto, di un umanità che lotta contro gli orrori che lei stessa ha trapiantato da altri mondi. La lotta è disperata, se Hagedorn sarà sconfitto ogni traccia dell'uomo sparirà dall'universo. Questa lotta potrà essere favorevole agli uomini solo se essi negheranno tutto il presente e saranno in grado di tornare alla memoria di un passato sepolto sotto la polvere che compone milleni di illusioni.





I SIGNORI DEI DRAGHI

In un lontano pianeta, isolato e pieno di catene montuose, i signori locali vivono in castelli scavati nella roccia. Tramite mutazioni genetiche allevano dei draghi per poterli usare come combattenti nella loro guerra. Questi draghi sono il risultato della mutazione di una razza aliena intelligente, giunta sul pianeta e catturata tempo addietro. Nello stesso tempo gli alieni scampati alla cattura hanno catturato degli uomini e li allevano per utilizzarli come combattenti in questa guerra. Avremo così due razze e due eserciti che si affronteranno in questa guerra con ognuno i propri animali da battaglia.





ALTRI LIBRI
Di seguito un elenco dei libri di cui non ho fatto la recensione e che sono stai pubblicati in Italia:

I vandali dello spazio, 1951
Il figlio dell'albero, 1951
Il pirata dei cinque mondi, 1953
Gli schiavi del Klau 1958
Le case di Iszm, 1964
L'opera dello spazio, 1965
Il satellite dei cospiratori, 1965
Pianeta d'acqua, 1966
Le avventure di Magnus Ridolph, 1966
Crociata spaziale, 1969
La fiamma della notte, 1996
The best of Jack Vance, 1976
I racconti inediti, 1995

Termina così una completa recensione di un grande scrittore di fantascienza: Jack Vance.

alla prossima...

lunedì 15 dicembre 2008

LE ARTI MARZIALI: Lo Shaolin

Lo stile Shaolin consente di eseguire attacchi e parate col massimo della forza e della velocità, consentendo di combattere con gran numero di avversari che vi circondano. La tecnica consente di eseguire un alto numero di colpi potenti e veloci nel minor tempo possibile, combinando forza e morbidezza. La morbidezza utilizzata è una combinazione di rilassamento muscolare, elasticità e cedevolezza, quest'ultima è un atteggiamento fisico e mentale che consente di combattere l'avversario sfruttandone la forza.
Nello Shaolin questa unione di stati fisici permette di passare fluidamente e velocemente da una tecnica ad un altra tutte ugualmente potenti e veloci. La morbidezza diventa quindi una specie di "lubrificante" fra tecniche successive che non risultano in tal modo interrotte o staccate.
Normalmente una linea retta è la distanza piu breve fra due punti, quindi in teoria se portiamo dei colpi seguendo le linee rette impieghiamo meno tempo, ma per passare da una linea ad un altra, cioè da una tecnica ad un altra dobbiamo ricaricare il colpo e interrompere brevemente l'azione, invece nello Shaolin si utilizzano le linee curve, si sfutta così la continuità dell'azione e la forza centrifuga, il risultato è un alta efficacia e un minor tempo di esecuzione.
Inizialmente si imparano le tecniche singole, poi tramite un utilizzo correto della respirazione (che abbiamo visto in un capitolo precedente) si impara a concatenare le tecniche, raggiungendo così una efficacia eccezzionale, con movimenti e tecniche fluidi , veloci e potenti.
Le tecniche di base sono divise in 5 gruppi:

  1. TA colpi di mano
  2. T'I colpi di piede
  3. SHUAI proiezioni
  4. CHIN-NA prese
  5. TIEN pressioni
I cinque elementi essenziali per l'esecuzione delle tecniche sono:
  1. SHOU mani
  2. YEN occhi
  3. SHEN corpo
  4. FA tecnica
  5. PU posizione
Le tecniche di mano e di piede comprendo una varietà di colpi che inizialmente devono essere imparati singolarmente per consolidare bene le posizioni e la tecnica, in seguito saranno collegati tra di loro con una continuità di esercizio.
Le proiezioni comprendo le tecniche di caduta e di far cadere l'avversario.
Lo studio delle prese comprende le tecniche di leve, strangolamento e immobilizzazione.
Nelle pressioni si insegna a localizzare i punti vitali e gli effetti dei colpi quali dolore, momentanea paralisi parziale, svenimento e morte.
In seguito si imparano i Lu, che sono delle forme di combattimento dove le tecniche si susseguono l'un l'altra in una specie di combattimento contro avversari immaginari.



Molto importanti sono anche le armi, che fanno parte della stessa disciplina e sono complementari allo studio del combattimento ad armi nude. Inizialmente in queste tecniche il corpo muove le armi, in seguito l'arma e l'uomo sono una cosa sola, quando si raggiunge il livello massimo di perfezione l'arma acquista un anima.
Vi sono circa una trentina di armi così suddivise:
Armi nobili: spada, lancia, sciabola etc.
Atrezzi agricoli: bastone, catena, bastoni snodati etc.
Armi particolari: ad es. i Piao oggetti metallici a punta destinati al lancio etc.

Per completare lo studio dello Shaolin sono anche fondamentali il massaggio, la medicina tradizionale cinese, la meditazione e la filosofia cinese.

sabato 13 dicembre 2008

RELIGIONE: Il Natale

In questi giorni tutti sono concentrati sulla festività del Natale, si fanno gli alberi di natale, si compongono i presepi, si acquistano i regali. La festa è associata alla nascita di Gesù, quindi in ricordo dei regali fatti dai Re Magi al piccolo nascituro tutti si scambiano doni e auguri, ma cos’è il Natale ? Forse non tutti sanno che questa festività non è quello che sembra, ma le origini sono ben altre…

Il giorno del solstizio d’inverno cade il 21 dicembre, teoricamente le giornate cominciano ad allungarsi di nuovo, ma l’allungarsi delle giornate diventa evidente dopo 4 giorni circa. Quindi esattamente il 25 dicembre è evidente la rinascita del sole, le giornate diventano più lunghe e più calde, quindi il sole ha un nuovo Natale. Analizzando la parola Natale sappiamo che significa letteralmente nascita, gli antichi romani usavano festeggiare questa rinascita del sole con la festività del Dies Natalis Solis Invicti (giorno di nascita del sole invitto).

In Siria ed Egitto si eseguivano celebrazioni per la nascita del sole ed i sacerdoti uscivano dai santuari a mezzanotte annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, ed esso era rappresentato come un infante.

Nel 272 l’imperatore Aureliano (sinistra) ottenne un importante vittoria grazie ai sacerdoti di Emesa, che erano cultori del dio Sol Invictus, per ringraziarli li trasferì a Roma e rese ufficiale il culto, dedicando un tempio e rendendo il Dio-sole una delle divinità più importanti del suo impero, questa festa si celebrava il 25 dicembre e divenne sempre più importante.


Anche l’imperatore Costantino (destra) divenne un adoratore del Dio-sole , il 7 marzo 321 decise che il primo giorno della settimana doveva essere dedicato al riposo, questo era il giorno del Sole (da qui anche il nome Sun-day). In seguito Costantino abbracciò la fede Cristiana e nel 330 decise di rendere ufficiale la festa della nascita di Gesù e con un decreto lo fece coincidere con il giorno del Sol Invictus, il 25 dicembre.

Tale decisione fù poi ripresa e ufficializzata nel 337 da parte di papa Giulio I, rimanendo invariata fino ai nostri giorni.

Probabilmente questa decisione era dovuta al fatto di non perdere una festa cui Costantino teneva particolarmente e così facendo si manteneva una festa pagana nascosta sotto una festa cristiana.




Molte analogie di altre religioni compaiono in quella cristiana, questa non è che la prima di una lunga serie.

venerdì 12 dicembre 2008

SCOPERTE SCIENTIFICHE: Distanza della Luna

Iniziamo con questo articolo un nuovo argomento di interesse, le scoperte scientifiche.

DISTANZA TERRA-LUNA

In astronomia è necessario operare con gli angoli. Non è possibile misurare la distanza tra due corpi celesti allungando nel cielo un metro da falegname. Si può misurare soltanto l'angolo descritto girando la testa e guardando prima da una parte e poi dall'altra.
Se si prende l'angolo come parte di un triangolo rettangolo, allora i lati presentano rapporti fissi reciproci. Tali rapporti hanno nomi come seno, coseno e tangente. Sono esempi di funzioni trigonometriche.

L'astronomo greco Ipparco (nato a Nicea intorno al 120 a.c.) generalmente considerato il più grande degli astronomi antichi, fu il primo a realizzare delle tavole dettagliate, che mettevano in relazione gli angoli con i rapporti dei lati, in modo che conoscendo l'angolo, fosse possibile risalire ai rapporti e viceversa. Per questo motivo, di solito Ipparco viene considerato il fondatore della trigonometria.
Ipparco utilizzò la trigonometria per calcolare la distanza dalla Terra alla Luna. Per prima cosa notò la posizione della Luna in relazione alle stelle, da diverse posizioni sulla Terra, perchè quando il nostro punto di vista cambia, un oggetto relativamente vicino sembra cambiare posizione rispetto a uno relativamente lontano; questo viene chiamato parallasse. Minore è lo spostamento con un cambiamento di posizione fisso, maggiore è la distanza dal corpo celeste più vicino. Quando ebbe misurato la parallasse della Luna, fu in grado di determinare la ditanza della Luna tramite una trigonometria, almeno in rapporto alle dimensioni della Terra. In questo modo Ipparco calcolò che la Luna si trovava a una distanza pari a 30 volte il diametro della Terra.
Se, come aveva determinato Eratostene, la Terra aveva una circonferenza di 40.233 chilometri circa, doveva avere un diametro di 12.874 chilometri circa. Ciò significava che la Luna era a
30 x 12.874 chilometri, ovvero a 386.220 chilometri di distanza (il calcolo esatto è di 384.400 Km).
Si trattava di una cifra enorme, eppure si sapeva bene che la Luna era il più vicino dei corpi celesti.


Questo fu il primo indizio del fatto che l'universo era di gran lunga più grande di quanto si fosse pensato, ma si era giunti su un binario morto. Le parallassi si fanno più piccole man mano che i corpi celesti si fanno più lontani, e la Luna è l'unico corpo celeste abbastanza vicino da fornire una parallasse misurabile a occhio nudo, senza l'ausilio di strumenti.
Inoltre Ipparco elaborò in modo particolareggiato le leggi matematiche di un sistema planetario al centro del quale si trovava la Terra.

giovedì 11 dicembre 2008

THE VENOMOUS WORLD: I SERPENTI 3

OCEANIA

L'Oceania merita un capitolo particolare, difatti ospita un alto numero di animali velenosi, come abbiamo già visto nei suoi mari troviamo la medusa Vespa di mare (Chironex fleckeri) e il Polpo dagli Anelli blu (Hapalochlaena lunulata), il Pesce Scorpione (Pterois volitans) e il Pesce Pietra (Synanceia verrucosa); due ragni di questo continente sono tra i più mortali: l'Atrax robustus e il Ragno topo (Missulena occatoria), e i serpenti non deludono in questo campo, difatti su 80 specie di serpenti terrestri 16 sono altamente mortali.
Probabilmente questa caratteristica del continente è dovuta al fatto che è rimasto isolato per oltre 200 milioni di anni dal resto del mondo, quindi si è sviluppata una fauna e una flora particolare, basta pensare a koala, canguri, ornitorinchi, dugonghi, dingo, i kokkaburra e i cassuary.

Vediamo i più mortali dei serpenti australiani:

Taipan dell'interno

Il Taipan dell'interno (Oxyuranus microlepidotus) vive nei deserti australiani, in zone isolate e disabitate.
Questo serpente si nutre di piccoli roditori.
Considerato il serpente più velenoso del mondo vive isolato ed aggredisce solo se provocato, ha un LD50 di 0,025 mg/Kg e produce 44-110 mg. di veleno, con un morso può uccidere 55 uomini di 80kg.
Non si hanno però notizie di morti aggrediti in natura, le uccisioni addebitate a questo serpente sono solo per animali tenuti in cattività.

Serpente bruno di mare

Conosciuto come Olive sea snake o Aipysurus laevis è un serpente marino che vive nella barriera corallina australiana. Si nutre di pesci e gamberi, morde solo se provocata. Durante la riproduzione depone da 2 a 5 uova. Il suo LD50 è di 0,0264 mg/Kg con una produzione di 10-35mg, un suo morso può uccidere 15 uomini di 80Kg.



Eastern brown snake

Il serpente bruno orientale o Pseudonaja textilis vive nell'australia orientale e in nuova guinea.
Ampiamente diffuso si può trovare in vari habitat ed è attivo sia di giorno che di notte.
Quando si riproduce depone dalle 8 alle 35 uova, si nutre di piccoli roditori, piccoli mammiferi e lucertole.
Molto aggressivo e responsabile di numerose morti ha un LD50 di 0,036 mg/Kg.

Serpente marino dal ventre giallo

Lo Yellowbelly sea snake conosciuto come Pelamis platurus ha una larga diffusione, dai mari del sud asia alle coste del centro america, ma particolarmente i mari dell'Oceania.
La sua lunghezza è di 1,5mt. e depone da 2 a 6 uova.
Altamente velenoso con un LD50 di 0,067 mg/Kg con una scarsa produzione di veleno, solo 1-7 mg.



Taipan della costa

Il Coastal Taipan o Oxyranus scutellatus è dello stesso genere del Taipan dell'interno, ma il suo habitat naturale sono le coste dell'australia e della nuova guinea. La sua lunghezza è di circa 2mt.
Il suo LD50 è di 0,106 mg/Kg con una produzione di 100-400 mg. l'elevata produzione lo rende capace di uccidere 45 uomini di 80 kg.
Aggredisce solo se provocato e si nutre di piccoli mammiferi.





Western tiger snake

Il Wester tiger snake è anche conosciuto come Notechis scutatus occidentalis, vive nel sud est australiano nelle foreste e praterie.
La sua lunghezza è di 1,2mt e si riproduce in 20-30 piccoli.
Si nutre di piccoli mammiferi, uccelli e rane.
Il suo LD50 è di 0,194 mg/Kg.





Abbiamo visto una serie di serpenti altamente mortali, di seguito un elenco dei serpenti velenosi australiani con il relativo LD50:

Dubois's sea snake (Aipysurus duboisi) 0,044
Horned sea snake (Acalyptophis peroni) 0,079
Black banded sea snake (Hydrophis melanosoma) 0,111
Beaked sea snake (Enhydrina schitosa) 0,112
Peninsula tiger snake (Notechis a. niger) 0,131
Banded water cobra (Boulangeria annulata) 0,143
Olive headed sea snake (Hydrophis major) 0,193
Mainland tiger snake (Notechis scutulatus) 0,214
Elegant sea snake (Hydrophis elegans) 0,26
King Brown snake (Pseudechis australis) 1,94
Papuan black snake (Pseudechis papuanus) 1,09
Common death adder (Acanthophis antarticus) 0,5
Northern death adder (Acanthopis praelongus) 0,56
Hawke's death adder (Acanthopis hawkei) 0,5
Desert death adder (Acanthopis pyrrhus) 0,6
Collett's black snake (Pseudechis colletti) 2,38

King brown snake












nel prossimo articolo scopriremo l'animale più velenoso del mondo
alla prossima...