mercoledì 16 dicembre 2009

VY Canis Majoris - La stella più grande conosciuta

Parlando di dimensioni ecco un stella le cui dimensioni sono difficilmente immaginabili, la VY Canis Majoris è un ipergigante rossa che si trova nella costellazione del Cane Maggiore.
Si ritiene sia la più grande stella conosciuta, ha un diametro di 2.921.100.000 Km, il che equivale a dire che se fosse al posto del Sole arriverebbe fino a Saturno con il suo diametro.

Qui sotto potete vedere VY Canis Majoris, circondata dalla nube di materiali che sta espellendo (immagine ottenuta dal telescopio Hubble).



Questa stella a dir poco spettacolare è distante da noi circa 5000 anni luce, quindi quella che vediamo adesso è la sua luce partita nel 3.000 a.c. , in questo momento potrebbe anche non esistere più in quanto il destino di questa stella è diventare una supernova.
Il raggio di VY Canis Majoris è 2.100 volte quello del sole.

Tanto per fare dei paragoni:
La luce impiega 8 ore per fare un giro completo attorno alla stella.
Se paragoniamo la Terra ad un pallone da calcio, il Sole sarebbe grande come una mongolfiera di 24mt. di diametro, invece VY Canis Majoris avrebbe un diametro di 50,3 Km.
Pensiamo invece ad un aeroplano che sulla Terra impiega circa 45 ore a coprire la circumnavigazione dell'equatore viaggiando a 900 Km/h, se ipoteticamente mandassimo lo stesso aeroplano a circumnavigare VY Canis Majoris impiegherebbe 1.100 anni.
Cambiamo paragone, ipotizziamo un aereo che riesce ad attraversare la Terra ad una velocità di 800Km/h, questo aereo impiegherebbe 16 ore per percorrere il diametro del nostro pianeta, se invece lo mandiamo ad attraversare il Sole impiegherebbe 72 giorni, adesso facciamo l'ipotesi che vada ad attraversare VY Canis Majoris, impiegherebbe la bellezza di 416 anni.

Questa stella enorme è 500.000 volte più luminosa del nostro Sole ,  ha una magnitudine apparente irregolare che varia da 7,4 a 9,6 ; la massa è di 30-40 volte maggiore del Sole.

Qui sotto un altra immagine per comparare la differenza di dimensioni tra VY Canis Majoris e il nostro Sole



 Ecco di seguito una bella immagine comparativa delle dimensioni delle stelle, bisogna tener conto che la più grande qui raffigurata VV Cephei ha un raggio 1.900 volte quello del Sole (VY Canis Majoris circa 2.100 volte)


mercoledì 18 novembre 2009

IPHONE: ripristino se si blocca in "boot logo"

Può capitare che il vostro Iphone si blocchi nella schermata di avviamento, ovvero questa qui sotto.



Esistono 3 metodi per riavviarlo senza effettuare il ripristino, questi metodi funzionano solo su Iphone jailbroken e con accesso SSH (vedi articolo relativo).

Quindi tentate i tre sistemi, e solo se non funziona effettuate il ripristino.

- 1
  • Spegnere l’iPhone
  • Collegare l’iPhone al computer con il cavo USB
  • Accendere l’iPhone
  • Tramite SSH andate nella cartella var/mobile dell’iPhone
  • Rinominate la cartella Applications in Applications2
  • Dopo qualche secondo comparirà la Springboard
  • Rinominate la cartella Applications2 in Applications
  • Spegnete e riaccendete l’iPhone
- 2

Assicuratevi che l’iPhone sia spento e non collegato al computer
  • Accendete l’iPhone e attendere 15 minuti
  • Spegnete l’iPhone
  • Accendete l’iPhone e dopo 5 secondi esatti collegatelo al computer con il cavo USB
  • Dopo poco dovrebbe apparire la Springboard
- 3

  • Accedete tramite SSH all’iPhone
  • In /System/Library/SystemConfiguration/ c’è una cartella chiamata “Mobilewatchdog.bundles”
  • Rinominatela togliendo l’estensione “.bundles”, in modo che rimanga solo “Mobilewatchdog”
  • Riavviate l’iPhone
  • Entrate di nuovo nella cartella /System/Library/SystemConfiguration/ e reinserite il “.bundle” in “Mobilewatchdog”,  (“Mobilewatchdog.bundles”)
  • Riavviate l’iPhone e tutto dovrebbe funzionare
  • Se alcune applicazioni sono assenti vi basta sincronizzare il dispositivo con iTunes.


    mercoledì 14 ottobre 2009

    LA LUCE SUPERFLUIDA CHE ATTRAVERSA I MURI

    Scoperta da un team italo-francese "Rivoluzionerà comunicazioni e trasporti"


    GABRIELE BECCARIA

    Niente la ferma, come se si agitasse in un fumetto di fantascienza. E’ la luce superfluida, capace di oltrepassare gli ostacoli. Perfino i muri.

    Possibile? Possibile. La luce normale - si sa - ha le sue debolezze. Basta un temporale e si scombina in un arcobaleno. Nella nebbia si riflette in un flash, mentre nei cristalli viene deviata dalle imperfezioni naturali. La «magica luce», al contrario, sembra onnipotente: attraversa tutto senza farsi distrarre né manipolare, aprendo straordinarie possibilità (da fantascienza, davvero), dai pc ai trasporti.

    A raccontarla è uno dei padri della scoperta, il fisico Iacopo Carusotto del Centro «Bec», unità mista del Cnr-Infm e dell'Università di Trento. «Generata da un laser, attraversa un materiale scelto, che è un semiconduttore di arsenuro di gallio. Lì dentro - spiega - le particelle elementari che la costituiscono, i fotoni, interagiscono così fortemente tra loro da coordinare il proprio moto e vincere l'attrito».

    Le istantanee del fenomeno sono state scattate durante un test condotto a Parigi dal team di Alberto Bramati ed Elizabeth Giacobino nel «Laboratoire Kastler Brossel» dell'università Paris VI in collaborazione con il gruppo teorico di Cristiano Ciuti dell'università Paris VII. E sono foto esplicite: nella lastra di pochi millimetri che fa da «guida» è racchiuso un mondo che sfida il senso comune. «Quando incontra il “difetto”, l'ostacolo che dovrebbe disturbarla, anziché rimbalzare, la luce gli scorre attorno». Il fascio - secondo il gergo da laboratorio - non si degrada. Come un superfluido, appunto.

    C'è poi un'eco da Nobel nell'esperimento. Le osservazioni sono state possibili grazie ai «Ccd», i circuiti usati nei chip per il trattamento di immagini e che la scorsa settimana sono diventati famosi: sono loro ad aver fatto vincere il premio della fisica a Willard Boyle e George Smith. Ma anche il terzo incoronato, Charles Kao, un padre delle fibre ottiche (e delle telecomunicazioni), finisce coinvolto nell'avventura della super-luce. «Si potranno sviluppare nuovi dispositivi per elaborare, e non solo traportare, come oggi, l'informazione digitale: i circuiti elettronici verrebbero sostituiti da circuiti fotonici».

    Le applicazioni - si dice con battuta scontata - sono «brillanti». Si pensa a chip velocissimi, eppure capaci di risparmiare energia: renderanno i mille oggetti della quotidianità (dai pc alle auto) enormemente più efficienti, ma gli scenari si spingono alla frontiera dei calcoli quantici.

    Intanto Carusotto (che con Ciuti aveva predetto questa luce nel 2004) prosegue al centro «Bec» le ricerche sui comportamenti superfluidi. «Hanno grande importanza - sottolinea -: basta pensare ai magneti dell'acceleratore Lhc e a quelli dei treni a levitazione. Ma c'è un'ulteriore possibilità: rivoluzionare il trasporto di energia elettrica su lunghe distanze». Sembrano opportunità per futuri Nobel. Stavolta italiani.

    domenica 4 ottobre 2009

    INTERVISTA A... ADOLF HITLER

    di Piergiorgio Odifreddi

    Adolf Hitler nacque in Austria il 20 aprile 1889, e dedicò la sua vita alla realizzazione del piano politico esposto nel 1924 nel Mein Kampf, "La mia battaglia'', scritto in prigione dopo un fallito tentativo di colpo di stato. Il suo regno di terrore potè iniziare legalmente nel 1933, grazie al 44% dei voti del Partito Nazionalsocialista, e all'8 % del Partito Nazionalista (20,5 milioni in tutto), ottenuti alle elezioni: a dimostrazione del paradosso che un dittatore può anche arrivare al potere democraticamente.

    L'espansione del Terzo Reich iniziò nel 1938 con l'annessione dell'Austria, e raggiunse al suo massimo un'estensione da Capo Nord al Sahara, e dalla Normandia al Caspio. La contrazione iniziò nel 1942 con le sconfitte di Stalingrado e di El Alamein, e si concluse il 9 maggio 1945 con l'entrata dei russi a Berlino. Poco prima, il 30 aprile, Hitler si era ucciso con un colpo di pistola nel suo bunker.

    Sessant'anni dopo, mentre nel mondo si sta organizzando un Quarto Reich che va dagli Stati Uniti al Mediterraneo, abbiamo parlato del Terzo col sanguinario vegetariano che l'ha comandato per dodici anni.

    Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?

    La storia è sempre stata scritta dai vincitori, e il bene è ciò che sta dalla loro parte. Se avessimo vinto noi, sinonimo del male sarebbe diventati i nomi di Churchill o di Roosevelt.

    Non crede che ci siano motivazioni oggettive, oltre alla sconfitta? Stalin la guerra l'ha vinta, eppure anche il suo nome è diventato sinonimo del male.

    Milioni di persone non l'hanno pensata così, su Stalin, prima e dopo la guerra: quanti russi hanno pianto, quando è morto? Temo che lei non sappia molto nè dello stalinismo, nè del nazismo, a parte ciò che le ammanniscono i Ministeri della Propaganda, del suo paese e di quello che lo comanda.

    Ministeri della Propaganda? E quali sarebbero i nostri Goebbels?

    Per parlarle in termini che lei può capire, se il nostro era il totalitarismo inumano del 1984 di Orwell, il vostro è oggi il totalitarismo dal volto umano del Mondo nuovo di Huxley. I suoi Ministeri della Propaganda sono dunque il cinema e la televisione: se vuole trovare i nuovi Goebbels, li cerchi fra gli Spielberg e gli Zeffirelli, o fra i Murdoch e i Berlusconi.

    Cosa voleva insinuare, fra l'altro, con quel "paese che ci comanda''? Che l'Italia sarebbe una colonia degli Stati Uniti?

    E non lo è, forse? Da quando siete stati occupati, nel 1944, non vi siete più liberati. A tutt'oggi ci sono 125 basi e 35.000 truppe statunitensi in Italia: è indipendenza questa? In Germania, poi, stiamo ancora peggio. Quella che voi chiamate liberazione, fu soltanto la sostituzione di un'occupazione militare a un'altra, meno esibita ma non meno effettiva.

    Non vorrà negare, però, che il nazismo si è macchiato di crimini contro l'umanità mai visti prima.

    Ah, sì? E quali?

    Anzitutto, lo sterminio di sei milioni di ebrei.

    Non dica cretinate. Il mio modello per la soluzione del problema ebraico è stato il modo in cui gli Stati Uniti avevano risolto l'analogo problema indiano: un genocidio sistematico e scientifico dei diciotto milioni di nativi che vivevano nell'America del Nord. Quanti indiani rimangono negli Stati Uniti, oggi? Qualche centinaio, mantenuti in riserve come i bisonti. E quanti ebrei rimangono invece, al mondo? Milioni, e hanno addirittura uno stato tutto per loro: il quale, tra l'altro, sta mostrando di aver imparato la nostra lezione sul come trattare le minoranze etniche.

    Lei è proprio un senza Dio!

    Senza il Dio degli ebrei, magari. Ma avevamo il vostro: non è forse stato Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, a dire che "tutti gli assassini dell'Olocausto erano cristiani, e il sistema nazista non comparve dal nulla, ma ebbe profonde radici in una tradizione inseparabile dal passato dell'Europa cristiana''? Non senza motivo le mie SS portavano scritto Gott mit uns sulla fibbia della cintura.

    La Chiesa non la pensa certo così!

    Ma se, da quando Rolf Hochhuth ha rotto l'incantesimo con Il vicario nel 1963, non si fa che parlare del silenzio di Pio XII nei confronti di quello che voi chiamate Olocausto! E poi, lei non ha certo letto il mio Mein Kampf, che immagino non sia facile da trovare nelle vostre librerie: se l'avesse fatto, ricorderebbe però che il progetto per il trionfo del nazismo era modellato sulla tenace adesione ai dogmi e sulla fanatica intolleranza che hanno caratterizzato il passato della Chiesa cattolica.

    In ogni caso, basterebbe a condannarvi il disprezzo per la vita umana di civili innocenti che avete dimostrato durante la guerra.

    Questa la vada a raccontare agli abitanti di Amburgo e di Dresda, sui quali avete riversato le "tempeste di fuoco'' che ne hanno ucciso un milione. O a quelli di Hiroshima e Nagasaki, trecentomila dei quali sono stati inceneriti da due bombe atomiche: nessuna propaganda può cancellare il fatto che i "cattivi'' nazisti non hanno costruito queste armi di distruzione di massa, mentre i "buoni'' Stati Uniti le hanno non solo costruite, ma usate!

    Almeno, non vorrà negare la sua aberrante politica eugenetica.

    Perchè mai dovrei negarla? Era un mezzo per ottenere la purezza della razza. Ma non capisco cosa ci trovi di aberrante: la mia legge del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello statunitense di Harry Laughlin, al quale noi demmo per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. Lo sa, lei, che la prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana? Che fu poi imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema? Che negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California? E che negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali?

    Non vorrà dire che gli Stati Uniti, il melting pot, sono un paese razzista!

    Lei è proprio un ingenuo! Secondo lei, contro cosa manifestava Martin Luther King, ancora negli anni '60? E chi scrisse Il passaggio della Grande Razza nel 1916?

    Chi?

    Madison Grant, amico di Theodore Roosevelt. Quando il libro fu tradotto in tedesco, gli mandai una lettera entusiasta, di cui lui fu molto compiaciuto. E a proposito di Roosevelt, non dimentichi che Pierre van der Berghe, studioso della razza, l'ha messo insieme a me e a Hendrik Verwoerd, l'artefice dell'apartheid sudafricano, nella Trinità del Razzismo del Novecento.

    Di questo passo, arriverà a dire che gli Stati Uniti furono anche un paese nazista!

    Gli Stati Uniti non possono aver seguito il nazismo, perchè l'hanno preceduto e ispirato. In fondo, volevamo entrambi una cosa sola: come cantavano le mie SS, Morgen die ganze Welt. Purtroppo il mondo era quasi tutto nelle mani delle potenze coloniali, e bisognava toglierglielo con la forza. Il "male'' di cui ci hanno accusati era tutto qui: voler fare a loro ciò che essi avevano fatto ad altri. Noi abbiamo fallito, ma gli Stati Uniti stanno portando a termine quello che era il nostro vero progetto: il dominio globale (militare, politico ed economico) del pianeta.

    E' questa, dunque, l'eredità del nazismo?

    L'ha già dichiarato Otto Dietrich zur Linde, il giorno prima della sua esecuzione, nell'intervista rilasciata all'argentino Borges, poi pubblicata col titolo Deutsches Requiem: il nazismo era un'ideologia così ben congegnata, che l'unico modo per sconfiggerla era di abbracciarla. Noi volevamo che la violenza dominasse il mondo, e il nostro scopo è stato pienamente raggiunto. Non abbiamo vissuto e non siamo morti invano.

    FINE

    Fonte: intervista a...

    Questa è la prima di una serie di interviste che Piergiorgio Odifreddi immagina di fare.

    sabato 3 ottobre 2009

    PIERGIORGIO ODIFREDDI

    Questo è un personaggio che ammiro moltissimo, di seguito la sua biografia, ho inserito la presentazione di Piergiorgio Odifreddi perchè pubblicherò una serie di interviste immaginarie che ha eseguito.

    Piergiorgio Odifreddi (Cuneo, 13 luglio 1950) è un matematico, logico e saggista italiano. I suoi scritti, oltre che di matematica, si occupano di divulgazione scientifica, storia della scienza, filosofia, politica, religione, esegesi, filologia e saggistica varia.

    Ha frequentato i primi quattro anni delle elementari dalle Suore Giuseppine, e la quinta elementare e le tre medie nel Seminario Vescovile di Cuneo. Tra i suoi compagni di allora monsignor Celestino Migliore, nunzio della Santa Sede alle Nazioni Unite, ricorda come all'epoca si raccontasse che il giovane Odifreddi fosse uscito dal Seminario nel 1964 a causa di un calcolo (poi confermato dagli eventi successivi al 1978) della bassa probabilità per un italiano di diventare Papa nell'era postconciliare.

    Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri a Cuneo, avendo tra i suoi coetanei e compagni Flavio Briatore, col quale non ricorda di aver mai scambiato una parola. In quegli anni si allenò con il più anziano Franco Arese, campione europeo dei 1500 nel 1971, che invece lo ricorda come "un bel mezzofondista".

    Ha studiato matematica presso l'Università di Torino, dove si è laureato con lode in logica nel 1973. Si è poi specializzato nella stessa materia negli Stati Uniti (Università dell'Illinois a Urbana-Champaign e Università della California, Los Angeles) dal 1978 al 1980, e nella ex Unione Sovietica (Università di Novosibirsk) nel 1982 e 1983. In quest'ultima conobbe Efim Zelmanov, all'epoca dissidente e in seguito medaglia Fields, ed ebbe un'insolita avventura, ricordata ironicamente in Una spia che andò al fresco (in La repubblica dei numeri), dalla quale lo salvò un intervento diplomatico dell'allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti.

    INSEGNAMENTO E RICERCA

    Dal 1983 al 2007 ha insegnato logica presso l'Università di Torino, e dal 1985 al 2003 è stato visiting professor presso la Cornell University, dove ha collaborato con Anil Nerode, Richard Platek e Richard Shore.

    È anche stato visiting professor presso l'Università di Monash di Melbourne nel 1988, l'Academia Sinica di Pechino nel 1992 e nel 1995, l'Università di Nanjing nel 1998, l'Università di Buenos Aires nel 2001 e l'Italian Academy della Columbia University nel 2006.

    Il suo principale campo di ricerca è stata la Teoria della calcolabilità, che studia potenzialità e limitazioni dei computer. In tal campo ha pubblicato una trentina di articoli, e il libro in due volumi Classical Recursion Theory (North Holland Elsevier, 1989 e 1999), che è diventato un testo di riferimento sull'argomento.

    DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

    Oltre all'attività accademica, da una quindicina d'anni ha intrapreso una fortunata attività divulgativa, iniziata con collaborazioni a vari giornali e riviste: dapprima La Rivista dei Libri, Sapere, Tuttoscienze e La Stampa, e attualmente la Repubblica, L'espresso e Le Scienze (per le quali tiene una rubrica dal titolo Il matematico impertinente). La maggior parte di questa produzione giornalistica è stata finora raccolta in quattro libri, indicati in bibliografia.

    Piergiorgio Odifreddi

    Da una decina d'anni ha anche iniziato una nutrita produzione letteraria, con saggi di vario genere che mirano a mostrare la pervasività della scienza in generale, e della matematica in particolare, nella cultura umanistica: soprattutto nella letteratura, nella musica e nella pittura, ma anche nella filosofia e nella teologia. La sua produzione in quest'ultimo campo ha però ricevuto più attenzione per gli aspetti critici nei confronti della religione, che per quelli divulgativi della scienza e della matematica (vedi le sezioni Critica religiosa e Polemiche).

    Odifreddi ama anche intervistare i protagonisti della scienza e della matematica, e 50 colloqui con vincitori del Premio Nobel o della Medaglia Fields sono stati raccolti in Incontri con menti straordinarie.

    Un buon numero di queste "menti straordinarie" ha partecipato ai tre Festival della Matematica che Odifreddi ha organizzato dal 2007 al 2009 all'Auditorium di Roma, su invito dell'allora sindaco Walter Veltroni. Frequentato da circa 60.000 persone ogni anno, e onorato dalla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all'inaugurazione nel 2008, il Festival è stato soppresso dall'Auditorium, che ha "licenziato" Odifreddi nella primavera del 2009[1]. La memoria del Festival è comunque preservata dai podcast delle conferenze[2] e dal volume di contributi Il club dei matematici solitari.

    BIBLIOGRAFIA

    Libri tecnici

    * 1989 - Classical recursion Theory - North Holland Elsevier

    * 1990 - Logic and Computer Science (curatore) - Academic Press

    * 1996 - Kreiseliana. About and around Georg Kreisel (curatore) - AK Peters

    * 1999 - Classical recursion Theory. Volume II - North Holland Elsevier

    * 2003 - Divertimento geometrico. Da Euclide a Hilbert - Bollati Boringhieri

    * 2007 - La matematica. Volume I: I luoghi e i tempi (curatore, con Claudio Bartocci) - Einaudi

    * 2008 - La matematica. Volume II: Problemi e teoremi (curatore, con Claudio Bartocci) - Einaudi

    Libri divulgativi

    * 2000 - La matematica del Novecento. Dagli insiemi alla complessità - Einaudi

    * 2001 - C'era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate - Einaudi

    * 2003 - Il diavolo in cattedra. La logica matematica da Aristotele a Gödel - Einaudi

    * 2004 - Le menzogne di Ulisse. L'avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen - Longanesi

    * 2005 - Penna, pennello, bacchetta. Le tre invidie del matematico - Laterza

    * 2006 - Incontri con menti straordinarie - Longanesi

    * 2006 - La scienza espresso. Note brevi, semibrevi e minime per una biblioteca scientifica universale - Einaudi

    * 2009 - In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull'evoluzionismo - Longanesi

    * 2009 - Hai vinto, Galileo!. La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede - Mondadori

    Saggi vari

    * 1999 - Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove - Einaudi

    * 2007 - Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) - Longanesi

    * 2008 - La Via Lattea. Un ateo impenitente e un cattolico dubbioso in cammino verso Santiago de Compostela (con Sergio Valzania, e con la partecipazione di Franco Cardini) - Longanesi

    Raccolte di articoli

    * 2000 - Il computer di Dio - Cortina

    * 2002 - La repubblica dei numeri - Cortina

    * 2003 - Zichicche (curatore), con prefazione di Giulio Andreotti - Edizioni Dedalo

    * 2005 - Il matematico impertinente - Longanesi

    * 2008 - Il matematico impenitente - Longanesi

    * 2009 - Il club dei matematici solitari del prof. Odifreddi (curatore) - Mondadori

    Libri intervista

    * 2005 - Idee per diventare matematico, curato da Lisa Vozza - Zanichelli

    Audiovisivi

    * 2003 - Uno, nessuno e infiniti, 12 DVD video - Asia

    * 2004 - Storia della logica, 6 DVD video - Rai Trade

    * 2006 - Che cos'è la logica?, Fascicolo + CD audio - Luca Sossella Editore

    * 2007 - Matematico e Impertinente. Un varietà differenziale, Fascicolo + DVD video - Mondadori

    * 2009 - Una mente meravigliosa. Colloquio con John Nash, DVD video - Le Scienze

    * 2009 - La matematica della fortuna. Colloquio con Hans Magnus Enzensberger, DVD video - Le Scienze

    * 2009 - Giocare con la matematica. Colloquio con Robert Aumann e John Nash, DVD video - Le Scienze

    TITOLI E PREMI

    1973 Laurea in Matematica con 110 e lode, Università di Torino

    1981 Premio dell'American Mathematical Society (1.000 dollari) per l'articolo "Strong Reducibilities''

    1998 Premio Galileo dell'Unione Matematica Italiana (5 milioni di lire) per la divulgazione

    2002 Premio Peano della Mathesis, e Premio Giovanni Maria Pace della Sissa (1500 euro), per C'era una volta un paradosso; Premio Fiesole per la divulgazione

    2003 Premio Castiglioncello (1500 euro) per C'era una volta un paradosso

    2005 Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, per motu proprio del Presidente Ciampi

    2006 Premio Italgas per la divulgazione

    Esperienza professionale

    1973-1974 Borsista C.N.R., Matematica, Torino.

    1974-1978 Ricercatore, Matematica, Torino

    1978-1983 Assistente, Matematica, Torino

    1983-1999 Associato, Informatica, Torino

    1999-2001 Associato, Matematica, Torino

    2001-oggi Ordinario, Matematica, Torino.

    Borse di Studio all'estero

    1978-1979 Borsista C.N.R., Matematica, University of Illinois, Urbana, U.S.A.

    1979-1980 Borsista C.N.R., Matematica, University of California, Los Angeles, U.S.A.

    1982 Borsista del Ministero degli Esteri, Matematica, Università di Novosibirsk, U.R.S.S., da Gennaio a Dicembre

    1983 idem, da Gennaio a Giugno

    Visiting Professorships

    1985 Cornell University, Ithaca, U.S.A. (gennaio-dicembre)

    1986 idem (estate)

    1987 idem (estate)

    1988 Cornell University (estate) e Monash University, Computer Science, Melbourne, Australia (autunno)

    1989 Cornell University (giugno-dicembre)

    1990 idem (gennaio-dicembre)

    1991 idem (estate)

    1992 Cornell University (estate), e Accademia Sinica, Pechino, Cina (settembre e ottobre)

    1993 Cornell University (estate)

    1994 idem (estate)

    1995 Cornell University (estate), e Accademia Sinica, Pechino, Cina (settembre-ottobre)

    1996 Cornell University (estate)

    1997 idem (estate)

    1998 Università di Nanchino, Cina (agosto-settembre).

    1999 Cornell University (estate)

    2000 idem (estate)

    2001 Universitad de Buenos Aires, Argentina (ottobre)

    2003 Cornell University (autunno)

    2006 Italian Academy for the Advanced Studies, New York (primavera)

    Conferenze estere e convegni internazionali ad invito

    1977 Università di Oslo, Norvegia.

    1979 Università dell'Iowa, Ames, e del Connecticut, Storrs, U.S.A.

    1981 Università di Bielefeld, Germania Ovest.

    1982 Università di Leningrado, Mosca e Kazan.

    1984 Oberwolfach Recursion Theory Week.

    1989 Oberwolfach Second Recursion Theory Week.

    1992 Dagstuhl Structure and Complexity Theory Week; Università della California, Los Angeles; Università di New York, Buffalo; Università della Pennsylvania, Filadelfia; Università di Aalborg, Danimarca.

    1993 Università di Heidelberg, Germania.

    1994 Recursion Theory Workshop, Uppsala, Svezia.

    1995 Oberwolfach Week in Mathematical Logic; E.E.C. Coloret Worshop, Siena.

    1996 Oberwolfach Third Recursion Theory Week; Università di Praga, Repubblica Ceca; Università del Delaware, ; Università di Rio de Janeiro, Brasile; Università di Auckland, Nuova Zelanda.

    1997 Gödel Society di Vienna, Austria.

    1998 Massachussetts Institute of Technology, Boston.

    2000 Università dei Paesi Baschi, San Sebastian.

    2001 Università di Costanza, Romania.

    2003 Massachussetts Institute of Technology, Boston.

    2004 Italian Academy for Advanced Studies, New York.

    2006 Gödel Society di Vienna, Austria.



    Di Odifreddi consiglio la lettura dei libri elencati qui.

    giovedì 20 agosto 2009

    CIBI DISGUSTOSI NEL MONDO

    Questo articolo è per chi ha lo stomaco forte, facciamo una carrellata di cibi che a noi occidentali potrebbero sembrare delle assolute schifezze, ma che in alcuni paesi si mangiano e forse anche con gusto.

    Non credo sia il caso di stilare una classifica, magari qualcuno di questi piatti è buono...

    Ecco il primo, sono Grubs, larve di una tipologia di scarafaggi giganti.


    Zuppa di pipistrello
    , la troviamo in Thailandia e Cina


    Durian fruit, è un frutto che troviamo in Brunei, Indonesia e Malesia ed ha un forte odore di marcio.


    Casu Marzu, è un formaggio sardo in cui la mosca casearia depone le uova da cui nascono delle larve che si cibano del formaggio.




    Grasshopper Taco, è un piatto di alcuni ristoranti messicani, vengono utilizzati insetti, larve di insetti, cavallette, uova di formica e altro.


    Vino di serpente, in Cina questa bevanda viene preparata con erbe e serpenti.


    Maggots, sono delle larve di insetti, utilizzate anche come esche per i pesci, ma altresì come cibo.



    Lucertole, vengono servite come insalata in Thailandia



    Sangue di serpente, in Indonesia possiamo gustare questo succo, direttamente da un serpente ancora vivo.



    Scorpioni, in Cina una prelibatezza è lo scorpione fritto


    Ratti, in alcune aree dell'asia si mangiano anche i ratti.



    Fungo Caterpillar, è un fungo usato nella medicina cinese, restituisce energia, dà longevità e rafforza il sistema immunitario.


    Larva di Ape, anche questa è una tipologia di cibo commestibile. Si trova in alcune zone dell'asia



    Tarantole alla griglia, in Cambogia possiamo trovare questa prelibatezza, le tarantole vengono fatte grigliare, questo distrugge i peli urticanti sul corpo, rende croccante la pelle e morbido l'interno.


    OX Penis, in alcuni market asiatici troviamo i peni di certi tipi di animali quali tigri, cani e altri.



    Balut, si tratta del feto di anatra, deve essere cotto prima che sia troppo maturo, è un piatto delle Filippine.



    Kopi Luwak, è un caffè molto particolare, si utilizzano gli escrementi di un animaletto che si chiama zibeto delle palme comune, questo animaletto mangia delle bacche di cafffè che digerisce parzialmente e poi defeca, gli enzimi della difestione intaccano la parte esterna e conferiscono un sapore particolare alle bacche, quindi si fà un caffè ritenuto il più costoso al mondo (500 €/kg).
    L'area di provvenienza è l'indonesia, Giava, Sumatra e Sulawesi.



    Una bella escursione gastronomica di cibi particolarmente disgustosi è stata fatta. Però quello che per noi può risultare schifoso in altre culture è considerato una prelibatezza. Ad esempio una mia amica dei caraibi quando ha visto le lumache si è disgustata, quindi tutto è relativo...

    mercoledì 19 agosto 2009

    DINASTIA SAVOIA: LODOVICO

    Lodovico (1402 – 1465) figlio e successore di Amedeo VIII, fu principe di bell'aspetto, buono ed affabile, ma apatico, leggero ed incostante, largo nel promettere, impaziente nell'attendere. Non si circondò di guerrieri, di dottori, di baroni; preferì avere intorno a sè dei cantori, dei buffoni, degli istrioni. Non governò, si lasciò governare dalla moglie ambiziosa, la bellissima Anna di Cipro (a destra), dalla quale non si sapeva staccare mai un istante, e alla quale non osava opporsi in nessun modo. Inoltre era tanto amante degli svaghi « che avrebbe preferito perdere un castelllo piuttosto che un divertimento ».
    Così si esprime press'a poco, certo esagerando, una cronaca del tempo; ma nelle esagerazioni del cronista non mancò certo un nocciolo di verità.

    Risulta infatti che il debole Lodovico di Savoia, sposata nel 1433 Anna di Lusignano, figlia del re di Cipro, donna meravigliosamente bella, l'amò come una favorita piuttosto che come una moglie, cosicchè Anna, che era molto intelligente, astuta e volitiva, nonchè ambiziosissima e capricciosa, prese sopra di lui un dominio assoluto, divenne arbitra del governo, e compì in breve tempo un'opera deleteria che fu di molto danno alla Casa di Savoia.

    Come se tutto ciò non bastasse a rendere difficile il governo di Lodovico, venne l'assunzione di Amedeo VIII al pontificato, per la quale mancarono all'indolente principe la guida e i consigli del padre, e le cose dello Stato precipitarono in un incredibile disordine, di cui approfittarono molti disonesti, mentre Anna di Lusignano spadroneggiava; contribuiva agli sperperi, non si curava di evitare che il discredito cadesse a poco a poco su di una dinastia già da tanto tempo rispettata e temuta. Ella si preoccupava soltanto di soddisfare i suoi capricci e di arricchire certi suoi favoriti, specialmente ciprioti.

    A lungo andare, le parzialità, le in giustizie della duchessa divennero causa di grave fermento tra i baroni della Savoia, che ordirono una lega contro i cortigiani più fortunati o più abili. Frattanto, le ante cariche della Corte e dello Stato erano oggetto di accanite contese, le prevaricazioni si moltiplicavano, il disordine e gli scandali divenivano enormi. Guglielmo Bolomier de Poncin, autorevole jureconsulito, cancelliere di Savoia, osò accusare pubblicamente qualche favorito della duchessa Anna, ed ella promosse contro di lui un processo per calunnia e per concussione. Dopo lunghe e appassionate vicende, il disgraziato fu condannato a morte, e gettato con una pietra al collo nel lago di Ginevra, presso Chillon, alla presenza dei cortigiani che aveva giustamente accusati. Altri gentiluomini savoiardi, altri dignitari dello Stato, subirono poi la stessa sorte sempre per effetto delle inaudite ingiustizie e del grandissimo disordine di cui era colpevole Anna di Lusignano e che Lodovico non sapeva reprimere.

    Per un complesso di circostanze che sarebbe lungo chiarire, durante il regno di questo principe si verificò una recrudescenza di quella reazione feudalesca che Aimone e i tre Amedei che gli erano successi, avevano frenata con grande energia. Lodovico non si oppose in alcun modo ai prepotenti che minavano l'autorità ducale. Mentre lasciava opprimere i deboli e commettere grandi ingiustizie contro coloro che cadevano in disgrazia, subiva insulti e danni non solo dai principi vicini, ma anche da feudatari e baroni a lui molto inferiori, senza sentire il bisogno di reagire o di difendersi. Sempre sprovvisto di denaro, quantunque vendesse con facilità feudi ed alte cariche, non rispettò neppure i beni della Chiesa, ed accettò compensi per fare ottenere benefizi ecclesiastici. Ed intanto, inutile dirlo, gl'interessi dello Stato erano trascurati, con incalcolabile danno del sovrano stesso e dei sudditi d'ogni classe.

    Non può quindi meravigliare il fatto, a cui già abbiamo accennato nella monografia precedente, della splendida occasione perduta da Lodovico di aggiungere ai domini della propria casa il ducato di Milano, o almeno gran parte di esso, quando morì Filippo Maria Visconti. Il duca di Savoia, privo di capacità politica, in lotta con incessanti difficoltà finanziarie, male attorniato, mal consigliato e per nulla obbedito, non si mosse quando l' effimera repubblica milanese gli chiese aiuto contro lo Sforza e gli altri pretendenti. I suoi inetti consiglieri, dopo aver perso tempo prezioso in vane dispute, lo indussero a mandar milizie quando era già troppo tardi. Un cortigiano, certo Compey, favorito della duchessa, assolutamente incapace di comandare un'azione di guerra, fu mandato ad invadere la Lomellina, tentò di occupare Novara ma non vi riuscì, ed infine fu sconfitto e preso prigioniero dagli sforzeschi. Sorte uguale ebbe un altro cortigiano, Gaspare di Varax, che subì perdite ancor più gravi il 20 aprile 1449 in una sanguinosa battaglia presso Borgomanero.

    Altre occasioni si lasciò sfuggire Lodovico di rialzare le fortune della sua Casa, altre ne perse per la sua politica infida e mutevole sempre, che lo fece lasciar da parte da tutti i possibili alleati. Eppure, egli avrebbe desiderato di soddisfare l'ambizione della moglie, con l'ingrandire lo Stato, e dopo la fallita impresa di Milano vagheggiò quella della conquista di Genova, alla quale rinunciò poi, non solo per mancanza di ferma volontà e di mezzi adeguati, ma anche perchè suo padre, allora papa, lo ammonì, pare, di guardarsi dal concepire progetti troppo arditi.

    Tuttavia, durante il suo regno malaugurato, furono promulgate alcune buone leggi, e certe sagge riforme, piuttosto tentate che realizzate, attestano le buone intenzioni che talvolta egli ebbe, in mezzo all'irrimediabile disordine del suo governo.
    La Casa di Savoia acquistò in quel tempo gli omaggi feudali dei marchesi Del Carretto e di Giovanni Grimaldi signore di Monaco, e ricevette la dedizione spontanea della città di Friburgo, la quale, impoverita e indebolita anche dalle interne fazioni, era allora rimasta libera dalla dura dominazione dei duca d'Austria, che l'aveva spogliata e abbandonata.

    Lodovico diede in moglie una delle sue figlie, Carlotta, al delfino di Francia, che fu poi Luigi XI, assegnandole la favolosa dote di duecentomila scudi d'oro, ossia il doppio della maggior dote che si fosse mai data ad una principessa di Savoia. Ma quel matrimonio peggiorò le condizioni delle finanze della Casa, aggravò i nodi della dipendenza della Savoia verso la Francia, e quando scoppiò
    la discordia tra il Delfino e suo padre (papa), procurò a Lodovico serissimi imbarazzi.

    Altri guai toccarono a Lodovico per causa di parecchi altri dei suoi figli (che furono diciotto e ai quali accenneremo più avanti) ma certo i danni maggiori derivarono a lui e alla sua Casa dalla moglie Anna.
    « Ella andava dicendo - scrive uno storico dei Savoia - che i grandi favori che andava prodigando ai suoi compatrioti erano mezzi coi quali tentava di conseguire il grande scopo di trasferire nel dominio di Casa Savoia il regno di Cipro. Si proponeva infatti di unire in matrimonio il suo secondogenito Lodovico di Savoia con la principessa Carlotta, unica figlia di Giovanni II re di Cipro, e di trasferire così quella corona alla dinastia Sabauda. Il re Giovanni, inconsapevole delle intenzioni di lei, univa invece la figlia sua con Giovanni di Portogallo; ma questo principe poco dopo moriva, e allora la duchessa non mise indugio a concludere il matrimonio fra la giovane vedova e il proprio figlio Lodovico.

    Morì anche il re Giovanni, e Carlotta, secondo le leggi di Cipro, rimase legittima erede di quel trono (1458). Il principe Lodovico andò a Cipro, celebrò il matrimonio con la regina e fu incoronato re. Ma un arcivescovo, Giacomo, figlio naturale del defunto re Giovanni, accampando pretese di successione al trono paterno, si recò, dopo esser stato respinto dal paese, presso il soldamo d'Egitto, rinnegò la fede cristiana, ed ottenne un potente aiuto d'armi e di armati. Con queste forze, egli riuscì ad impossessarsi dell'isola cacciandone Carlotta e Lodovico, a cui rimase soltanto la fortezza di Cherines.

    Questi avvenimenti aprirono un abisso nelle finanze di Savoia, perchè i quattro anni di resistenza di quella fortezza costarono enormi sacrifici di denaro oltre che di uomini, sì che lo stesso duca Lodovico diceva ai Ciprioti: « A voi passò tutto quanto aveva di grasso la Savoia! » Tanti sacrifici altro non produssero alla Casa Sabauda che il vano titolo del regno di Cipro.

    I diciotto figli che Lodovico ebbe da Anna di Lusignano furono dieci maschi e otto femmine. Oltre a quelli a cui abbiamo già accennato, noi ne nomineremo qui alcuni: AMEDEO IX, primogenito, che vedremo successore del padre; Giacomo, conte di Romont, barone di Vaud e gran fautore del duca di Borgogna; Pietro, che morì a diciotto anni nel 1458, dopo esser stato successivamente nominato abate di Sant'Andrea di Vercelli, vescovo di Ginevra e arcivescovo di Tarantasia, cioè (nota il Cibrario) dopo aver goduto, senza entrare negli ordini sacri, quelle laute prebende mercè le quali le Case principesche assorbivano gran parte delle rendite della Chiesa; Bona, che sposò Galleazzo Maria Sforza; Filippo, conte di Bresse, Gian Lodovico, vescovo di Ginevra e Francesco, arcivescovo d'Auch, che insieme con Giacomo turbarono i regni di Amedeo IX e dei suoi successori, suscitando guerre civili.

    Lodovico morì a Lione il 29 gennaio 1465, mentre già malato si recava a Parigi per ottenere certi aiuti dal genero Luigi XI. La sua salma venne trasportata a Ginevra ed ivi sepolta secondo il desiderio da lui manifestato, nella cappella di Santa Maria di Betlemme.

    Dopo avere accennato alle debolezze rovinose di questo duca di Savoia, accenneremo anche ad alcune sue benemerenze. Durante il suo regno, infatti, fu edificato il castello di Nizza; furono rinnovati i provvedimenti per impedire nel ducato d'Aosta le discordie di giurisdizione tra gli ecclesiastici e i laici; fu istituito un Consiglio che poi prese il nome di Senato di Torino, per giudicare le cause civili e criminali; furono costruiti a difesa di Torino i primi bastioni tra Porta Po e Porta Palazzo; fu scavato un canale per l'irrigazione delle campagne tra Ivrea e Vercelli. Lodovico compì anche i consueti atti di principe religioso, fondando un convento di Carmelitani a Romully, facendo costruire in Torino la chiesa di San Tomaso; ed al suo tempo risale anche l'origine del culto del Santo Sudario (o della Sacra Sindone) che si dice fosse stato donato da Margherita di Charny alla Casa di Savoia.

    I suoi contemporanei lo chiamarono il Buon duca e il Generoso, poichè certo ebbe delle buone qualità; ma non si può negare che dal suo regno cominciarono per la Casa di Savoia tristi tempi di decadenza, derivati in parte dal suo mal governo, i quali ebbero fine soltanto dopo la metà del secolo successivo.