martedì 24 febbraio 2009

FILOSOFIA: spiegata con le barzellette

Stoicismo per procura

Gli stoici sacrificano alcuni generi di piacere per evitare le infelicità che potrebbero essere provocate da alcune loro passioni.
Ecco un tipico esempio di stoicismo per procura:

I Cooper vengono introdotti nello studio del loro dentista, dove Mr. Cooper mette subito in chiaro di avere molta fretta. "Lasci perdere tutta quella roba extra, dottore" gli ordina. "Niente anestetici, iniezioni o cose del genere. Strappi il dente e sia finita." "Vorrei che molti di più tra i miei pazienti fossero stoici come lei" dice il dentista con ammirazione." Allora, qual'è il dente?" Mr.Cooper si rivolge alla moglie:"Cara, apri la bocca".

venerdì 20 febbraio 2009

DINASTIA SAVOIA: AMEDEO VIII

Con Amedeo VIII ha inizio il secondo periodo della storia della Casa di Savoia, caratterizzato dalla influenza francese sulle cose d'Italia.
Il governo di questo principe, durato circa sessant'anni, fu uno dei più gloriosi per la dinastia, e diede ai sudditi di essa un
lungo periodo di pace e di generale prosperità.


Nato a Chambéry il 4 settembre 1383, il figlio del Conte Rosso ne rimase successore all'età di otto anni. La nonna, Bona di Bordone, e la ma
dre del piccolo principe, Bona di Berry, si contesero aspramente il diritto alla reggenza dello Stato, a cui Bona di Borbone non voleva rinunciare, avendo già per disposizione testamentaria del marito la tutela del bimbo.


Il re di Francia Carlo VI interpose infine la sua mediazione, e aggiudicò la
reggenza alla madre anzichè alla vedova del defunto Conte di Savoia, stabilendo che ella dovesse essere assistita da un consiglio composto di principi della famiglia, di giureconsulti e di prelati. Bona di Borbone fu quindi reggente fino al 1398, cioè fino a quando Amedeo VIII ebbe compiuti i quindici anni.

Egli si trovò prestissimo in conflitto, come i suoi predecessori, con i marchesi di Saluzzo, per la solita questione dell'omaggio feudale, che essi rifiutavano di prestare a ciascun nuovo Conte di Savoia, e che ora ai Savoia premeva più che mai, anche a maggiore sicurezza della contea di Nizza recentemente acquistata. Si venne alle armi; Tomaso di Saluzzo subì una grave sconfitta a Monasterolo, nel 1394, e fu tenuto prigioniero a Torino per circa due anni. Nel 1412 la guerra ricominciò, e durò ancora per più di un anno, finchè il Saluzzese si rassegnò a fare atto di sudditanza verso Amedeo VIII.
Questi si dedicò poi ad abili negoziati per aumentare i suoi territori, ai quali riuscì ad aggiungere anzitutto il Genevese, che
costituiva la sola grave soluzione di continuità ancora esistente nel suo Stato di là dalle Alpi, e che ottenne da Oddone di Villars (erede dei Conti di Ginevra), parte in virtù di antiche ragioni di superiorità, e parte a prezzo d'oro. Acquistò poi metà della giurisdizione del vescovo di Belley, nella quale questo prelato lo volle associato per esser difeso contro i signori e contro il popolo, a lui ugualmente avversi, e la sudditanza degli Arborii, degli Avogadri, dei Roasenda, degli Alciati e di altri nobili, nonchè quella di parecchie terre del Vercellese, che, stanche del malgoverno dei Visconti, gli si sottomisero spontaneamente. Pietro e Ranieri Lascaris gli fecero omaggio di Briga e di Limone, e questo acquisto ebbe notevole importanza perchè agevolò ai Sabaudi il passo del Colle di Tenda; Luca ed Antonio Grimaldi, signori di Monaco, gli cedettero nel 1418 la città di Mentone.

In quello stesso anno, Amedeo VIII fece un acquisto più considerevole di tutti gli altri: quello del Piemonte, la cui sovranità da Filippo principe d'Acaia era passata al suo primogenito Giacomo e da questo al figlio Amedeo, che l'aveva trasmessa al fratello Lodovico. Morto quest'ultimo senza prole, e spentasi così la linea dei Savoia di Piemonte-Acaia, l'importante provincia piemontese, accresciuta di tutti gli acquisti fatti da quei principi, ritornò alla Casa di Savoia per diritto di riversibilità e di eredità. Infine Amedeo VIII potè aggiungere ai propri domini, oltre ad altri minori, la città di Vercelli (cedutagli nel 1427 dal Duca di Milano, perchè si staccasse dalla lega formata coi Veneziani e coi Fiorentini a danno dei Visconti), e la città di Chivasso con altre terre, avute da Giangiacomo, marchese di Monferrato. Così Amedeo formò con le antiche e le nuove province uno Stato assai vasto, che si estendeva dal lago di Neuchàtel alla Sesia, e dall'estremità del Lemano al Mare Tirreno.

Egli era stato fidanzato all'età di tre anni a Maria di Borgogna, allora lattante, e l'aveva poi sposata nel 1401. Avuta da quella principessa una figlia, Maria, la diede in moglie al Duca di Milano, Filippo Maria Visconti.

Del resto, il governo di questo principe fu ordinatissimo in tutto e per tutto. Egli non prendeva mai alcuna risoluzione, se non dopo matura riflessione. Quando si trattava di affari gravi, raddoppiava, quadruplicava il numero dei suoi consiglieri. In certi casi, per gli affari pubblici, interrogava i tre Stati (Clero, Nobiltà e Popolo), le cui regolari assemblee erano cominciate durante la reggenza.

Una delle opere principali di Amedeo VIII fu certamente la legislazione nuova ch'egli diede ai propri Stati, nei quali le controversie solevano essere giudicate senza un fondamento costante di diritto, mentre si seguivano confusamente le vecchie leggi feudali, le consuetudini e la legge romana che cominciava a diffondersi. Nel 1430 egli promulgò un organico corpo di leggi, col titolo di Statuta Sabaudiae, nel quale furono anche determinate le attribuzioni diverse delle varie cariche dello Stato. Stabilì inoltre la precedenza delle cause dei poveri con patrocinio gratuito.

Provvide inoltre Amedeo VIII a moderare le eccessive pretese del clero, che anche negli Stati della Casa di Savoia, come negli altri, cercava continuamente di usurpare diritti o attribuzioni del potere sovrano.

Frattanto era stato eletto imperatore il re d'Ungheria Sigismondo (1411). Questi transitò per la Savoia nel 1416, e Amedeo l'accolse con grandissima pompa in Chambéry. Appunto in quell'anno, e in quell'occasione, il 19 febbraio, l'imperatore investì del titolo ducale i Conti di Savoia, ai quali confermò la dignità e le prerogative di vicari imperiali, che erano già state conferite loro al tempo di Amedeo VI. Dal canto suo, il Duca Amedeo VIII, che ebbe, come scrisse il Cibrario, « l'istinto unificatore della propria Casa », istituì alcuni titoli che, dopo di lui, rimasero nella dinastia e che si ripeterono fino al regno di Vittorio Emanuele III.

Il 15 agosto 1424 egli conferì il titolo di Principe di Piemonte al suo primogenito Amedeo, nato nel 1412. Questo suo figlio ebbe vita assai breve. Nel 1431, mandato con numerose milizie ad incontrare l'imperatore Sigismondo (che scendeva in Italia per arginarvi la crescente potenza di Venezia, della quale anche Amedeo VIII si preoccupava assai) morì per una indigestione di frutta. Amedeo, che già aveva subito, provandone profondo dolore, la perdita della moglie nel 1422, soffrì immensamente per quella nuova sventura.

Per di più, il destino gli fu avverso nella guerra intrapresa dal 1430, insieme col principe d'Orange e coi duca di Borgogna, per impadronirsi del Delfinato mentre in Francia infierivano guerre intestine. Sconfitto gravemente ad Anthon, corse anche pericolo di annegare, nell'attraversare il Rodano a nuoto per non rimanere prigioniero; e questo ed altri avvenimenti, non esclusa la peste che poco prima aveva desolato il Piemonte e specialmente Torino, tanto lo impressionarono, aggiungendosi alle sciagure domestiche, da renderlo inguaribilmente triste e da spingerlo a cercar rifugio e consolazione nelle meditazioni religiose. In queste condizioni di spirito lo sorprese l'atto insano di un nobile della Bresse, Gallo di Sure, che, per ambizioni sue insoddisfatte o per qualche altra ragione rimasta ignota, gli tese un agguato per pugnalarlo, presso Thonon. Egli sfuggì soltanto per caso ai colpi di quel ribelle, che fu poi decapitato a Chambéry, e dopo questo fatto decise di "dedicarsi a Dio".

Il 7 novembre 1433, comunicò la sua risoluzione all'assemblea dei prelati e dei signori della Savoia, e senza abdicare rimise il governo dello Stato al suo secondogenito Lodovico, nato in Ginevra il 24 febbraio 1402. Poi si ritirò in un eremo presso Ripaglia, con sei cavalieri della sua Corte, ch'erano anche suoi consiglieri, i quali presero insieme con lui l'abito monacale.

Così ebbe origine l'Ordine Mauriziano, che allora fu denominato dei Cavalieri romiti di San Maurizio, dal nome del santo protettore dei re di Borgogna e della Casa di Savoia. Quest'Ordine, pure avendo carattere religioso, fu da principio un vero e proprio Consiglio di Stato. Infatti Amedeo, che non aveva affatto rinunciato alla sovranità, continuò a dirigere dall'eremo gli affari più importanti del Ducato, consultando, per le decisioni gravi, i suoi sei compagni di romitaggio, tutti celibi o vedovi, tutti attempati, esperti nell'arte di governare e nella diplomazia del tempo. Continuò anche ad esercitare una certa autorità negli affari d'Europa, e forse fu realmente (come asserisce qualche storico) mediatore fra l'Inghilterra, la Francia e il duca di Borgogna nella pace di Arras, che liberò la Francia dagl'Inglesi.

Si hanno curiosi ed interessanti particolari sul singolare Consiglio di Stato del primo duca sabaudo. Quegli eremiti non pronunciavano alcun voto, ma si riunivano ad ore fisse nella chiesa del convento di Sant'Agostino, per gli offici divini, e due volte alla settimana in una sala, presso Amedeo VIII, per trattare le questioni politiche. Indossavano una tonaca grigia con mantellina e cappuccio, portavano lunghi capelli e la barba e si appoggiavano ad un lungo bastone, ricurvo ad un'estremità come un pastorale. Una croce d'oro simile a quella dei vescovi pendeva loro sul petto, unico segno di distinzione. Amedeo VIII teneva rigorosamente a quell'abito ed alla propria barba fluente. La mensa in comune dei cavalieri eremiti, senza essere splendida era rispondente alla loro condizione, alle loro abitudini e all'età loro.

Il duca, che si faceva chiamare il Decano, aveva seicento fiorini per le proprie spese; i suoi compagni ne avevano duecento. Ciascuno di essi abitava in una casetta isolata in mezzo ad un piccolo giardino ed era servito da famigliari. Amedeo VIII aveva un'abitazione sontuosa ed una numerosa servitù, cosicchè l'Ordine non aveva nulla di eremitico, salvo nient'altro che la consuetudine delle lunghe preghiere in comune e la severissima regolarità del sistema di vita.

Sebbene Amedeo, pur conducendo vita monastica, avesse ancora molta ingerenza nelle cose d'Italia, ed anche in quelle d'Europa, la sua vita politica non avrebbe più lasciato tracce nella storia, se inaspettatamente, nel 1439, il Concilio di Basilea (in seguito ad una lunga e complicata contesa, e riaprendo nella Chiesa cattolica uno scisma che era già durato quarant'anni e che soltanto da ventidue era stato composto dal Concilio di Costanza) non lo avesse proclamato papa, senza che fosse mai stato prete, dopo aver condannato come eretico Eugenio IV.

Alcuni storici affermano che Amedeo VIII fu assai riluttante ad accettare la tiara, aborrendo dall'idea di contenderla ad Eugenio IV e di veder continuare le discordie che straziavano la Chiesa. Altri invece gli rimproverano di avere aspirato alla dignità papale e di aver brigato per conseguirla.

Il Cibrario dice : «Questo gran principe ebbe il torto di desiderare il papato, e di accettarlo dopo la deposizione di Eugenio IV, fatta dal Concilio di Basilea illegalmente perché fuori dei casi di quella estrema necessità che aveva giustificato simili rimedi adoperati dai Concilii di Pisa e di Costanza ». Comunque, nell'accettare il pontificato, Amedeo VIII ebbe questa attenuante, riconosciutagli dalla storia: - mentre dalla parte del papa di Roma Eugenio IV stavano la corruzione e gli abusi, dall'altra parte, cioè da quella del Concilio di Basilea, che aveva eletto l'antipapa, stava un lodevole spirito di riforma e di purificazione. E pare d'altronde ch'egli realmente si proponesse di ritornare al suo eremo non appena fosse riuscito a ristabilire la pace nella Chiesa.

Salutato pontefice dagli ambasciatori del Concilio, col nome di Felice V, da lui scelto, il duca di Savoia abdicò totalmente, in favore del figlio Lodovico e si recò a Basilea, dove entrò solennemente il 4 giugno 1440. Enea Silvio Piccolomini, allora segretario del Concilio e più tardi papa a sua volta, così descrisse il pontefice contrapposto a quello di Roma « Giunse sul nascer del giorno Felice papa eletto, con veneranda canizie, aspetto dignitoso, e spirante da tutto il volto una prudenza singolare; di statura mediocre, di fattezze tanto belle quanto le può comportar la vecchiezza; bianco di carni e di pelo, lento e breve nel favellare ».

In quell'occasione erano convenute a Basilea non meno di cinquantamila persone. Felice V celebrò la sua prima messa con grande pompa, e la cerimonia finì con un'imponente processione.
Naturalmente Eugenio IV, da Firenze, nuova sede (dopo Ferrara) del suo Concilio, scagliò la scomunica contro Amedeo di Savoia, e la Chiesa fu divisa da uno scisma che durò dieci anni.
In questo periodo, Amedeo fece il papa quanto meglio potè. Quantunque più che cinquantenne studiò ed imparò perfettamente il latino, tanto da parlarlo correntemente. Stette per quasi due anni a Basilea, indi passò a Losanna con alcuni cardinali, mentre gli altri, compresi quelli creati da lui, rimanevano a continuare il Concilio, che si sciolse nel maggio del 1442.

Dalla parte di Felice V si schierarono tutti gli avversari degli abusi e dei disordini ecclesiastici; ma Eugenio IV distribuiva così largamente favori e privilegi, che la maggiore influenza rimase a lui, tanto nel campo ecclesiastico che in quello politico.
Il clero francese rimase obbediente ad Eugenio IV; Carlo VII non prese parte nè per l'uno nè per l'altro dei due papi; Federico d'Austria, successore dell'imperatore Sigismondo, fece dei tentativi per la pacificazione della Chiesa, nei quali però fu più fortunato il re di Francia. Questi infatti, essendo morto nel 1447 Eugenio IV, ed essendo stato eletto in sua vece, dai cardinali di Roma, il nuovo papa Nicola V, si mise di mezzo per far cessare lo scisma, e indusse facilmente Felice ad adattarsi alla rinuncia al pontificato e a riconoscere l'autorità dell'eletto di Roma.

Fu convenuto che Amedeo di Savoia abdicherebbe volontariamente, davanti ad un concilio da lui stesso convocato, e che allora verrebbero dichiarate nulle e come non avvenute le scomuniche lanciate contro di lui e contro i cardinali creati da lui, i quali sarebbero riconosciuti legittimi. La cessazione dallo scisma fu celebrata con grande solennità (1449).
Amedeo non fu detto antipapa, ma già papa Felice V. Nicola V lo nominò cardinale, vescovo di Sabina, legato a vicario apostolico a «primo principe dalla Chiesa dopo il sovrano pontefice». Al Duca di Savoia rimase anche il vescovado di Ginevra, cha nel 1444, mentre era papa, la città stessa gli aveva conferito.
Ma egli ritornò nella tranquillità dal suo eremo di Ripaglia, dopo aver dimostrato di preferire alla propria ambizione la pace dalla Chiesa, a d'altronde sopravvisse soltanto diciotto mesi alla sua grande rinuncia. Morì infatti in Ginevra il 7 gennaio 1451, a fu solennemente tumulato in Ripaglia. Più tardi, le sua ossa vennero trasportata nella cattedrale di Torino, dove infine vennero onorata con un grandioso monumento nella cappella dal Sudario, eretto per volere del re Carlo Alberto.

Come i suoi predecessori, Amedeo VIII fu fondatore di chiese a di conventi. Fu inoltre, coma già abbiamo detto, istitutore di dignità e di titoli, eresse il Piemonte in principato, e, protettore degli studi come delle arti, concesse privilegi ed onori speciali all'Università di Torino, fondata nel 1404 dall'ultimo principe d'Acaia, Lodovico V.

Dal tempo di Amedeo VIII in poi, sulle moneta coniata dai principi della Casa di Savoia si legge il motto FERT, che diede luogo ad interpretazioni diversissime, fra cui quella secondo la quale le quattro lettere sarebbero iniziali delle parole Fortitudo Ejus Rhodum Tenuit, alludenti ad un fatto storicamente insussistente, cioè che il Conte di Savoia Amedeo VI si fosse impadronito di Rodi.
In realtà quella parola, o quell'insieme di iniziali, non è che l'espressione di uno dai tanti motti d'arme in uso in quell'epoca, e si trova sulla tomba di Tomaso I di Savoia, morto nel 1233, ossia molto tempo prima cha Amedeo VI si recasse in Oriente. « A quei tempi, dice in proposito il Cibrario, compare nel Collare anche la parola misteriosa FERT, che io ho creduto potersi spiegare nel suo senso letterale, poichè tutta le altra interpretazioni sono favolose od arbitrarie. Paragonando colla impresa dei nodi, a con la consacrazione dell'Ordine ai gaudi di Maria, io compio la frase e spiego : porta i nodi della fede giurata a Maria. Ecco una emprise simile alle tante altre che si usavano a quall'età in argomenti sacri a profani : un segno materiale di voto o promessa solenne ».

Dei nove figli che il primo Duca di Savoia ebbe da Maria di Borgogna, tre soli vissero oltre l'adolescenza : Lodovico, che successe al padre; Margherita, che sposò Luigi III d'Angiò, re di Sicilia, a poi, rimasta vedova, Luigi di Wittelsbach, duca di Baviera; Maria, che sposò Filippo Maria Visconti.



mercoledì 18 febbraio 2009

SCRITTORI: HARRY HARRISON

Harry Harrison nasce a Stamford nel Connecticut il 12 marzo 1925.
Durante la seconda guerra mondiale era nella United States Army Air Force.
Cresciuto a New York si dedica a fare l'illustratore per le riviste di fantascienza Weird Fantasy e Weird Science, diventa in seguito direttore di collana e art director. Da allora inizia a viaggiare, vivendo con la famiglia, per periodi più o meno lunghi in oltre 27 paesi del mondo. Si stabilisce poi in Irlanda dove vive attualmente.
Scrittore di talento ha creato la serie degli Yilanè, quella di Jim Digriz e il ciclo del Pianeta Impossibile.
Nel 1966 scrive il celebre romanzo Largo!Largo! (Make room!Make room!) da cui viene tratto il film 2022: i sopravissuti.

Non tutti i romanzi sono stati pubblicati in Italia, di seguito la sua bibliografia.


BIBLIOGRAFIA:

  • Pianeta impossibile (1960) - serie Deathworld
  • Il titano d'acciaio (1961) - serie The stainless steel rat
  • Il pianeta dei dannati (1962) - serie Brion Brandd
  • Vendetta for the Saint (1964)
  • Pianeta impossibile parte 2(1964) - serie Deathworld
  • La fine della paura (1965)
  • Largo!Largo! (1966)
  • Il vichingo in technicolor (1967)
  • Pianeta impossibile parte 3 (1968) - serie Deathworld
  • La città degli aztechi (1969)
  • Le stelle nelle mani (1970)
  • La vendetta del ratto d'acciaio inossidabile (1970) - serie The stainless steel rat
  • Spaceship medic (1970)
  • Tunnel negli abissi (1972)
  • Il ratto d'acciaio salva il mondo (1972) - serie The stainless steel rat
  • Galaxy rangers (1973)
  • Skyfall (1976)
  • Astroincendio doloso (1977)
  • Quel sorcio farabutto non arrugginisce mai (1978) - serie The stainless steel rat
  • Homeworld (1980) - serie To the stars
  • Il pianeta senza ritorno (1981) - serie Brion Brandd
  • Wheelworld (1981) - serie To the stars
  • Starworld (1981) - serie To the stars
  • Il ratto d'acciao presidente (1982) - serie The stainless steel rat
  • Invasion:Earth (1982)
  • A rebel in time (1983)
  • L'era degli Yilanè (1984) - serie degli Yilanè
  • E' nato un ratto d'acciaio (1985) - serie The stainless steel rat
  • Il nemico degli Yilanè (1986) - serie degli Yilanè
  • Il ratto d'acciaio viene arruolato (1987) - serie The stainless steel rat
  • Scontro finale (1989) - serie degli Yilanè
  • L'uomo di Turing (1992)
  • Gli dei di Asgard (1993) - saga del martello e della croce
  • Jim DiGriz e il pianeta maledetto (1994) - serie The stainless steel rat
  • Il martello e la croce (1995) - saga del martello e della croce
  • The stainless steel rat goes to hell (1996) - serie The stainless steel rat
  • Il re e l'impero (1997) - saga del martello e della croce
  • Return to Deathworld (1998) - serie Deathworld
  • Deathworld vs Filibusters (1998) - serie Deathworld
  • The creatures from Hell (1999) - serie Deathworld
  • The stainless steel rat joins the circus (1999) - serie The stainless steel rat
  • Deathworld 7:Foes in intelligence (2001) - serie Deathworld
  • Bill, the galatic hero (1965-1991)
  • Trilogia Stars and stripes (1998-2002)

Pianeta impossibile
Jason DinAlt, il protagonista dei tre romanzi, è un giocatore di professione dotato di poteri psi, che si trova invischiato suo malgrado nella lotta che i colonizzatori umani combattono contro il micidiale pianeta Pyrrus, un mondo popolato da uccelli-sega, diavoli cornuti e mostri di ogni tipo e dimensione, in cui tutta la flora e la fauna esistenti sembrano essersi coalizzati contro gli esseri umani.
Ma la guerra che il pianeta Pyrrus ha dichiarato ai coloni ha una causa ben precisa e diversa da quella che si aspettano i pyrrani e soltanto il buon senso e il coraggio di Jason riuscirà a porvi fine e risolvere un problema in apparenza senza soluzione.
Nel secondo romanzo Jason viene catturato con l'inganno da Mikah Samon, uno zelante componente di una religione bigotta che lo vuole riportare sul pianeta Cassylia per farlo giustiziare per le sue colpe dei suoi peccati di giocatore ed imbroglione. Ma il destino li porta invece su un pianeta selvaggio e primitivo in cui tutte le società umane sono basate sullo schiavismo.
Nel terzo episodio Jason DinAlt conduce i pyrrani alla conquista di un mondo dominato da una razza di barbari a cavallo di una ferocia inaudita; ma l'intelligenza pratica di Jason la spunterà ancora una volta. Egli riuscirà a raggiungere il suo scopo con l'astuzia e la sottigliezza, evitando gli scontri diretti.

Yilanè

Gli uomini sono a un livello preistorico, si raggruppano in comunità nomadi di cacciartori e raccoglitori nelle zone a ridosso dei ghiacciai.
I sauri Yilanè vivono nelle zone calde e sono più progrediti. Le femmine sono dominanti e la loro tecnologia è basata solo sulla manipolazione genetica degli organismi viventi. Così le loro città sono formate da una pianta viva immensa, gli utensili sono formati animali o vegetali modificati.
Quando la temperatura si abbassa, alcune città viventi delle Yilanè muoiono, e sono costretti a fondare un nuovo insediamento in in luogho sino a quel momento disabitato.
Il primo contatto con gli umani è devastante. L'odio immediato.

Durante una spedizione punitiva, le Yilanè sterminano un gruppo di umani e per studiarli, catturano vivo un bambino: Kerrik.
Lui cresce in cattività con loro, impara la loro lingua e i loro usi. Inizialmente li aiuta nello sterminare gli umani, ma quando incontrerà un prigioniero, scapperà assiame a lui.
La lotta sarà serrata, e solo la profonda conoscenza dei sauri permetterà a Kerrik di trovare una strategia che gli permetterà di occupare la nuova citta'. Ma la guerra non è finita.
Nel secondo libro, i sauri si riprendono la città e cercano in tutti i modi di sterminare una volta per tutte gli umani.
Ancora una volta, Kerrik riuscirà a risolvere la situazione e a stringere una pace con le Yilanè, restituendo la città occupata. Ma la sua acerrima nemica Vanitè è ancora viva.
Nell'ultimo libro la tensione scende. La prima metà narra la storia di un gruppo di Yilanè che fonda una nuova città seguendo una innovativa religione. Poi la nemiva Vanitè che era stata cacciata dalle sue compagne ritorna, mettendo a repentaglio l'esistenza della nuova città e gli umani di Kerrik. Lo scontro finale si svolge su un isoletta dove un maschio Ylanè amico degli umani vive da solo.

Largo!Largo!

New York, 35 milioni di abitanti, ecumenopoli della desolazione umana e del disastro ambientale. Andy Rush, detective della omicidi, è impegnato nella caccia solitaria e quasi impossibile a un assassino risucchiato in un immane, allucinato labirinto in cui la sopravvivenza è una lotta all'ultimo sangue per una manciata di lenticchie, un pugno di soia o un topo morto... se si ha un colpo di fortuna. Andrew Rush vista la situazione di crisi permanente in cui versa la città, si trova spesso a dover fare servizi di ordine pubblico e antisommossa effettuando anche turni di 14-24 ore. In seguito all'omicidio di un facoltoso e corrotto uomo politico si trova a conoscere un'avvenente ragazza di nome Shirl e a dare la caccia all'assassino.

Ostacolato da un "potere" tanto occulto quanto sinistro, Andy si troverà alle prese con una verità peggiore di qualsiasi incubo.

domenica 15 febbraio 2009

GUIDA IPHONE: Il Meteo animato


Ecco un bellissimo tema che si installa sul vostro iPhone, esattamente nella lockscreen e vi fà vedere il meteo della vostra città.
Vediamo come scaricarlo, impostarlo e installarlo sull'iPhone.

Per prima cosa dovete scaricare l'applicazione da qui.

Una volta scaricata (è 19,7Mb) scompattate l'archivio zippato ed avrete una cartella che si chiama Weather Elements V2 .



Aprite la cartella e andate nella cartella private, qui c'è un file configureMe.js , lo aprite con il blocco note, cercate questo: var ZipCity=

Adesso andate sul sito AccuWeather.com e cercate la città che vi interessa, ad esempio Roma, quindi in alto nella casella di ricerca con scritto: Your Local Forecast
Scrivete: Roma, italy
quindi vi compariranno le previsioni del tempo della città, però quello che interessa è ciò che compare nella barra degli indirizzi in alto, vedrete questo: http://www.accuweather.com/world-index-forecast.asp?partner=accuweather&locCode=EUR|IT|IT007|ROMA|&u=1

la parte che dovete copiare è quella in maiuscolo dopo Code=
quindi avrete: EUR|IT|IT007|ROMA|
copiate questa parte dopo l'uguale di ZipCity, il tutto tra virgolette, avrete quindi:

var ZipCity="EUR|IT|IT007|ROMA|"

salvate il file e chiudete.

Adesso si può trasferire la cartella tramite iPhone Tunnel Suite nella directory: private/var/stash/themes

Adesso attivate il tema da WinterBoard, quando premete il tasto home avrete la schermata a lato.

Toccate il centro dello schermo e avrete la vostra animazione, se toccate di nuovo vi dà le previsioni per la settimana, come nell'immagine a destra.




Ecco alcune altre animazioni:



Al fondo del file configureMe.js avete l'impostazione dell'intervallo dell'aggiornamento del tempo, e precisamente questa scritta: var updateInterval = 30 //Minutes
se volete potete impostare un altro intervallo ad esempio 60 minuti.
Ci sono anche altre impostazioni, ma è meglio non toccarle.