martedì 4 settembre 2012

CICLONI, URAGANI, TIFONI E TORNADO

Per ciclone si intende un violento movimento rotatorio di masse d’aria, combinato con un moto di traslazione, intorno a un centro di bassa pressione: il senso di rotazione è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre.



Come nasce un ciclone

Il ciclone è provocato da un complesso di fenomeni atmosferici determinati dalle alte temperature equatoriali che, in certe zone, creano centri di minima pressione e, quindi, di aspirazione. Verso tali centri convergono i venti, seguendo un moto a spirale che determina un vortice. I cicloni si distinguono in tropicali ed extra-tropicali.
I primi (ai quali spetta propriamente l’appellativo di cicloni) sono molto più intensi dei secondi e di minore durata e provocano venti di straordinaria violenza.  

Uragani e tifoni: due nomi per un ciclone
Hanno un diametro di centinaia di chilometri (l’uragano Tip raggiunse i 2.200 km) e si formano sugli oceani a cavallo dell’equatore. A seconda di dove si dirigono prendono nomi diversi: uragano (hurricane, negli Usa, da hurican o huracan, voce caraibica che designa il dio del male), willy-willy (in Australia), tifone (typhoon, in Asia), baguyo (nelle Filippine).
Da tempesta tropicale a uragano
I meteorologi hanno convenuto di chiamare uragano soltanto i venti di eccezionale intensità. Finché i venti si mantengono sotto i 117 km/h si parla di tempeste tropicali; a velocità maggiori, i cicloni vengono definiti uragani veri e propri e vengono classificati, secondo la Scala Saffir-Simpson, in 5 categorie.

Categoria Velocità in m/s Velocità in nodi Velocità in km/h Velocità in mil/h Effetti macroscopici
1 - minimo 33-42,5 64-82 119-153 74-95 Danni tutto sommato limitati a barche, alberi, strutture mobili, insegne, tetti. Possono osservarsi limitate inondazioni nelle zone costiere, con risalite non oltre l'altezza di un metro e mezzo.
2 - moderato 42,7-49,1 83-95 154-177 96-110 Danni di una certa rilevanza ad alberi e strutture mobili; danneggiamenti di lieve entità anche agli immobili (finestre, antenne, tetti); le barche rompono gli ormeggi. Nelle zone costiere si possono osservare, a partire da 2-4 ore prima del landfall, inondazioni con acque fino a 2,5 metri oltre il livello medio. Può richiedersi l'evacuazione dei residenti delle zone costiere più basse.
3 - forte 49,4-57,7 97-112 178-208 111-129 Grandi alberi abbattuti, distruzione di strutture mobili, danni di una certa rilevanza alle case. Le basse zone costiere vengono interessate, 3/5 ore prima dell'approssimarsi del centro del ciclone, da inondazioni con acqua fino a 4 metri oltre il normale livello. Richiede l'evacuazione dei residenti delle zone costiere.
4 - fortissimo 58-69,7 113-136 209-251 130-156 Gravi danni agli edifici (tetto e muri portanti); Alberi, cespugli, insegne e cartelli stradali vengono abbattuti. Le inondazioni delle aree costiere possono presentarsi anche 5 ore prima del landfall del centro del ciclone, raggiungendo altezze prossime a 6 metri oltre il livello medio. Evacuazioni dei residenti delle zone costiere, fino a una decina di chilometri nell'entroterra.
5 - disastroso >70 >137 >252 >157 Danni gravissimi agli edifici, che possono anche portare al loro abbattimento; completa distruzione di tutte le strutture mobili e completo abbattimento di alberi, insegne, cartelli stradali. Estese inondazioni nelle zone costiere, che possono superare l'altezza di 6 metri oltre il livello normale; si richiede perciò l'evacuazione massiva di tutti i residenti delle zone costiere pianeggianti, fino a 16 km nell'entroterra.
Che cos'è un tornado
Con il termine tornado si intende invece una violenta perturbazione atmosferica del tipo delle trombe d’aria delle nostre regioni. I tornado sono frequenti nel Messico e a est delle Montagne Rocciose. Caratteristica dei tornado americani è, oltre all’estrema velocità del vento, la ristrettezza dell’area, di qualche decina o al massimo di qualche centinaio di metri quadrati. I tornado si spostano con una velocità media di circa 50 km/h; la durata del passaggio è di pochi secondi.  


sabato 1 settembre 2012

DINASTIA SAVOIA: CARLO I



 (n. 1468 - m. 1490) - Duca 1482 - 1490

Carlo I, era fratello minore dello sfortunato Filiberto I, alla sua morte, ebbe la successione del ducato di Savoia. Era nato in Carignano, il 25 maggio 1468, quindi aveva solo quattordici anni. Ma affermano i cronisti che a quell'età egli conosceva già le principali lingue, oltre al greco e al latino, e che era bello nella persona, fiero e gentile nei modi.
Luigi XI re di Francia, suo zio materno, l'aveva fatto educare con cura dal conte di Dunois, a Chateau-Renaud, in Francia. Durante il tempo della sua minorità, il nuovo duca di Savoia rimase di continuo presso quel re, il quale, per impedire che gli zii paterni di lui aspirassero alla reggenza, o comunque turbassero il Ducato, si dichiarò suo tutore, riconfermando il vescovo di Ginevra nella carica di governatore generale degli Stati di Savoia e respingendo le pretese di Filippo, conte di Bressa, che voleva riavere per sè il Piemonte.
Carlo stesso si oppose con energia all'ambizione di questo suo zio avido di potere, il quale non riuscì ad ottenere nulla, e, minacciato da Luigi XI, si rassegnò a ritirarsi prima nei suoi possedimenti particolari e poi a rifugiarsi in Germania.
Nell'agosto del 1483, Luigi XI morì, e nel novembre di quello stesso anno Carlo I entrò solennemente in Torino per assumere il governo dei suoi Stati. Gli storici della sua Casa sono concordi nell'affermare che fin dal primo giorno egli seppe dar prova di una fermezza d'animo e d'una risolutezza tali da sorprendere in un principe tanto giovane (aveva 15 anni)
Si scelse per consigliere il maresciallo di Miolans, nominò cancelliere Antonio da Campione, e sposò Bianca di Monferrato , figlia del marchese Guglielmo VIII.

Lo Stato era in tristissime condizioni. Avveniva spesso che i baroni, i quali opprimevano e tartassavano i loro vassalli, si ribellassero al sovrano, tanto si erano abituati all'indisciplina, in seguito ai disordini provocati nel paese dagli irrequieti fratelli di Amedeo IX. Carlo I seppe mutare quello stato di cose, reprimendo con energia e con spirito di giustizia gli abusi e le ribellioni. Il suo primo gesto d'inflessibile autorità, lo fece contro il maresciallo Claudio di Savoia, signore di Racconigi, che volle resistergli e che venne privato di tutti i suoi titoli e di tutti i suoi beni.
Ebbe poi un grave dissidio col papa Sisto IV, a cagione del vescovado di Ginevra, e la soluzione della questione fu tale ch'egli potè dirsene soddisfatto come di una vittoria.
Nel 1485, in Roma, presente il nuovo pontefice Innocenzo VIII e parecchi cardinali, ricevette da Carlotta, vedova di suo zio Lodovico di Savoia ed erede di Giovanni III, ultimo sovrano di Cipro, di Gerusalemme e d'Armenia, il titolo di re di quei luoghi, che i suoi successori si trasmisero fino a inoltrato Ottocento.

Venuto a guerra nel 1487 col marchese di Saluzzo Lodovico II, incitato contro di lui dalla moglie (sorella maggiore di Bianca di Monferrato) e da Claudio di Savoia, gli prese Carmagnola e poi la città stessa di Saluzzo, che si arrese dopo alcuni mesi di vigoroso assedio. Lodovico II fu allora costretto a rendere omaggio a colui che soleva chiamare il Duca fanciullo, e riebbe le sue città soltanto quando Carlo VIII re di Francia, successore di Luigi XI, intervenne in suo favore.
Il contegno di Carlo I di Savoia di fronte al potente monarca francese fu tale, in quella circostanza, da destare in quest'ultimo dei sentimenti di simpatia e d'ammirazione. Infatti, in un solenne convegno ch'ebbe luogo a Tours per decidere se il marchese di Saluzzo fosse vassallo del re di Francia o del duca di Savoia, il giovane Carlo I seppe sostenere con coraggiosa fermezza e con leali parole i propri diritti, e ottenne che questi fossero riconosciuti. La questione di Saluzzo, tuttavia, si rinnovò poco dopo e si prolungò, ma rimase insoluta.
Ritornato in Savoia e recatosi poi a Torino, Carlo I, al quale, durante l'assenza, la moglie Bianca di Monferrato aveva dato alla luce un figlio, fu preso da una malattia « di languore », come si diceva allora, contro la quale nessuna cura fu efficace, e ne morì a Pinerolo appena ventiduenne, il 13 marzo 1490. Due gentiluomini che l' avevano accompagnato in Francia erano morti, pochi giorni prima, dello stesso male inesplicabile ed inguaribile. Quantunque non si potesse avere alcuna prova positiva, si parlò di un lento veleno fatto propinare dal marchese di Saluzzo al suo fiero avversario, durante un gran convito, a Tours. Certo sembrò singolare e sospetto il vedere, appena morto, il duca di Savoia, rioccupare senza contrasti nel Saluzzese le città che aveva perdute e che erano rimaste affidate temporaneamente al re di Francia.
Si può affermare che Carlo I, chiamato il Guerriero dai contemporanei per le sue imprese guerresche (le quali se non furono numerose nè molto importanti, furono però condotte con straordinario vigore ed ammirabile ardire) abbia dato prova, durante il suo breve regno, di una ardente ed ostinata volontà di liberare gli Stati della sua Casa da qualsiasi soggezione ed anche da qualsiasi ingerenza straniera. Ciò fu dimostrato dalla sua condotta energica e fiera verso Carlo VIII di Francia, e certo in quel senso egli avrebbe fatto di più, se la sua vita fosse stata più lunga.
La Corte di questo principe cavalleresco fu rinomata in Europa come «scuola d'onore e di virtù ». Vi si distinse, da giovane, il famoso cavaliere Baiardo, che poi doveva tanto mostrarsi in Francia.
Da Bianca di Monferrato, Carlo I ebbe, come s'è già detto, un figlio, che si chiamò Carlo Giovanni Amedeo ( Carlo II ) e che gli successe infante sotto la reggenza della madre (ma morì poi a sette anni), ed una figlia ch'ebbe nome Jolanda Lodovica ma che morì anch'essa giovinetta.

lunedì 16 gennaio 2012

TOP TEN SNIPER

Ecco la top ten dei 10 più famosi cecchini della storia. Questa lista è fatta non solo in base alla quantità, ma anche alla qualità del colpo.




10 – THOMAS PLUNKETT
(morto nel 1851)


Soldato irlandese del 95° fucilieri britannico. La sua notorietà è dovuta all’uccisione di un importante generale francese: Auguste-Marie-Francois Colbert. Durante la ritirata di Monroe nella battaglia di Cacabelos, con un fucile Baker, ha colpito il generale francese da circa 600 metri. Essere precisi con un fucile di quel genere significa essere molto bravi oppure avere molta fortuna. Ma Plunkett volendo dimostrare di non essere solo fortunato, ma anche bravo, dopo aver colpito il generale decise di colpire anche uno dei soccorritori e mandando a segno anche il secondo colpo dimostrò di essere un ottimo tiratore.

9 – Sgt. GRACE
(4th Georgia Infantry)


Gen. John Sedgwick

Era il 9 Maggio 1864, quando il Sergente Grace, cecchino delle truppe Confederate, eseguì un tiro incredibile per quei tempi. Durante la battaglia di Spotsylvania con un fucile inglese Whitworth uccise il Generale John Sedgwick (foto in alto)  da una distanza di circa 1000 metri.
Durante l’inizio della battaglia i tiratori scelti Confederati costringono gli uomini di Sedgwick  a stare al riparo, ma il Generale si rifiutò di nascondersi, e iniziò a dire:” Cosa? Ci nascondiamo per dei singoli proiettili? Cosa faremo quando apriranno il fuoco su tutta la linea? Mi vergogno di voi. Non potrebbero colpire un elefante da questa distanza.” Due secondi dopo il proiettile di Grace colpisce Sedgwick sotto l’occhio sinistro.

8 – CHARLES ‘CHUCK’ MAWHINNEY
(1949 -   )


Cacciatore accanito quando era ancora bambino si unì ai Marines nel 1967. Ha prestato servizio nei US Marine Corps nella guerra del Vietnam e detiene il record per il numero di uccisioni confermate per i cecchini dei Marines. In soli 16 mesi ha ucciso 103 nemici, e sono indicati come probabili altre 216 uccisioni, non confermate solo perché troppo rischioso recuperare i documenti dai corpi.
Un colpo di routine si aggira da 300 a 800 metri, Mawhinney confermò uccisioni da oltre 1000 metri facendo di lui uno dei migliori cecchini della guerra del Vietnam.

7 – ROB FURLONG
(1976 -  )



E’ un ex Caporale delle forze armate Canadesi e detiene il record per l’uccisione da maggior distanza, con circa 2430 metri.
Nel 2002 durante l’operazione Anaconda con il suo Sniper Team incontrò tre uomini di Al Qaeda in una località montana. Furlong era armato con un fucile calibro 50 Brothers McMillian Tac-50 con proiettili A-MAX. Il primo colpo andò a vuoto, con il secondo colpo centrò lo zaino di un nemico, quando il secondo proiettile arrivò a destinazione era già partito anche il terzo colpo, in quanto il tempo di percorrenza a quella distanza è di circa 4,5 secondi con una flessione di 70 metri,  il nemico avrebbe potuto mettersi al riparo, invece non capì subito cosa stava succedendo e si prese il terzo proiettile proprio nel petto.

6 – VASILY ZAYTSEV
(23 Marzo 1915 – 15 Dicembre 1991)


Confermate 242 uccisioni.

Zaytsev è uno dei cecchini più conosciuti grazie al film che racconta la sua storia “Nemico”.  Anche se è tutto vero fino alla battaglia di Stalingrado, dopo ci sono state alcune imprecisioni o fatti differenti.
Zaytsev è nato a Yeleninskoye e cresciuto sui monti Urali. Il suo cognome significa “lepre”. Lavorava come impiegato nella marina sovietica, ma durante la secodna guerra mondiale si offrì come volontario per il fronte e prestò servizio nel 1047° reggimento fucilieri.  Dopo la guerra creò una scuola di cecchini a Metiz, i suoi allievi furono chiamati Zaichata, che significa “leprotti”. Si stima che i cecchini che ha addestrato uccisero più di 3000 nemici.
Zaytsev fece 242 uccisoni confermate tra ottobre 1942 e gennaio 1943, ma il numero reale è probabilmente più vicino a 500. Come si narra nel film Zaytsev si scontrò, nelle rovine di Stalingrado, con un cecchino tedesco Erwin Konig ( cecchino della Wehrmacht altamente qualificato) questo duello durò tre giorni tra le case della città, Zaytsev dichiarò che si trattava del suo trofeo più bello rendendo così onore all’avversario che si era dimostrato altrettanto abile come lui.

5 – LYUDMILA PAVLICHENKO
(12 Luglio 1916 – 10 Ottobre 1974)


309 uccisioni confermate

Nel Giugno 1941 Pavlichenko aveva 24 anni e i nazisti invadevano l’unione sovietica. Fù una delle prime volontarie ad arruolarsi nella fanteria e fù assegnata alla 25° divisione di fanteria dell’Armata Rossa. Era una delle 2000 donne cecchino sovietiche.
Le prime 2 uccioni le compì vicino a Belyayevka con un fucile Mosin-Nagant.  La sua prima azione fù nel conflitto di Odessa, in 2 mesi e mezzo uccise 187 nemici. Dopo fù trasferita  per 8 mesi a Sebastopoli in Crimea. Durante la seconda guerra mondiale fece 309 ucciosni confermate e 36 di queste erano cecchini nemici.

4 – Caporale FRANCIS PEGAHMAGABOW
(9 Marzo 1891 – 5 Agosto 1952)



378 uccisioni confermate

Premiato tre volte con la medaglia militare e ferito gravemente due volte era un esperto scout e tiratore, con 378 uccisioni e oltre 300 nemici catturati. Originario della tribù Ojibwa (conosciuti anche come Chippewa, vivevano attorno al lago Huron) partecipò alla Prima Guerra Mondiale con le forze Canadesi. Oltre all’uccisione di nemici si distinse anche per il suo coraggio nel portare ordini e munizioni tra le linee.
Nonostante fosse un eroe fu dimenticato al suo ritorno a casa.

3 – ADELBERT F. WALDRON
(14 Marzo 1933 – 18 Ottobre 1995)


109 uccisioni confermate

Detiene il record per il maggior numero di uccisioni confermate per i cecchini americani della storia. Tuttavia non è solo il numero a renderlo importante, ma anche la sua precisione.
Durante una missione si trovava su una barca sul fiume Mekong, quando un cecchino nemico, sulla terraferma, iniziò a sparare dalla riva a oltre 900 metri di distanza, il sergente Waldron prese il suo fucile e colpi il nemico posizionato su un albero con un colpo solo. La difficoltà del tiro è dovuta al fatto di trovarsi su un mezzo in movimento e si tratta di un colpo difficile da ripetere.

2 – CARLOS NORMAN HATHCOCK II
(20 Maggio 1942 – 23 Febbraio 1999)


Soprannominato “White Feather Sniper”
93 uccisioni confermate

Hathcock è famoso per l’importanza e la spettacolarità delle sue uccisioni, durante la guerra del vietnam. Difatti l’esercito vietnamita mise una taglia di 30 mila dollari su di lui, a differenza della taglia standard per un cecchino che si aggirava sui 100 dollari.
Uno dei suoi colpi più famosi fu quello di aver centrato un cecchino nemico sparando sul riflesso del cannocchiale, il colpo attraversò l’ottica e colpì il nemico nell’occhio.
In una importante missione in cui doveva uccidere un generale nemico strisciò per 1500 metri impiegando circa 3 giorni senza dormire, fù quasi calpestato da un soldato nemico e rischiò di essere morso da una vipera. Dopo aver ucciso il comandante nemico dovette fuggire alla massiccia caccia messa in atto dai vietnamiti.
Hathcock rimane una leggenda nel corpo dei Marines, e molte citazioni del suo famoso colpo attraverso l’ottica del mirino si trovano in alcuni film (Salvate il soldato Ryan, One shot One kill, Shooter)

1 – SIMO HAYHA
(17 Dicembre 1905 – 1 Aprile 2002)


Soprannominato “La morte Bianca”
705 uccisioni confermate (505 con fucile, 200 con fucile mitragliatore)

Ne parlo piu ampiamente qui.
Soldato finlandese, durante la seconda guerra mondiale si distinse contro l’esercito russo uccidendo il più alto numero di nemici di sempre durante la guerra d’inverno (1939-1940).
Nato a Rautjarvi iniziò il servizio militare nel 1925. Sopportando temperature estreme si rivelò una vera e propria spina nel fianco dell’esercito russo, seminando il terrore nelle zone che batteva. Utilizzava vari accorgimenti per migliorare la sua abilità e in soli 100 giorni compi la sua impresa di 705 uccisioni. Il 6 marzo 1940 in un combattimento una pallottola vagante lo colpì alla mascella ponendo fine alla sua attività.


domenica 15 gennaio 2012

LA CITTA' PIU' FREDDA DEL MONDO: YAKUTSK

Yakutsk è una città russa a circa 450 chilometri di distanza dal Circolo Polare Artico, sul fiume Lena, con una popolazione di oltre 200.000 abitanti e temperature tali da far meritare a Yakutsk il titolo di "città più fredda del mondo".

Durante la maggior parte dell'anno, Yakutsk è coperta da uno strato di neve e ghiaccio che si forma grazie alle temperature estremamente basse della regione.
La temperatura media ha sbalzi che vanno da +20°C durante Luglio fino a -40°C in Gennaio. Durante l'inverno, la temperatura non è mai superiore allo zero, e può scendere fino alla misurazione record di -63°C, la temperatura più bassa mai registrata sul pianeta, eccetto che ai Poli.


Il terreno inoltre ha una particolarità: a circa 4 metri di profondità dalla superficie, la temperatura rimane costante, a -8°C, tutto l'anno; non importa quanti gradi ci siano in superficie, se 35°C (d'estate si possono raggiungere quelle temperature-picco) o -50°C.
Questo tipo di terreno è anche un incubo per i costruttori: è difficile porre fondamenta sul permafrost è come dover scavare nel cemento. E la sabbia che compone il permafrost, nel caso il ghiaccio dovesse sciogliersi durante l'estate, è un grosso problema per la stabilità delle case.

La città è nata per l'espansione mineraria verso Est. E' stata infatti una risorsa importante per l'estrazione di minerali preziosi e diamanti, ottenuti attraverso la perforazione dello strato di permafrost che ricopre costantemente la regione.

Le temperature così rigide di Yakutsk consentono agli abitanti o ai camionisti di passaggio di sfruttare il fiume Lena come una vera e propria autostrada. Durante l'arco di tutto l'inverno, il Lena viene coperto da uno spesso strato di ghiaccio, tale da poter consentire il passaggio di camion carichi di provviste e di minerali estratti dai giacimenti locali.




La regione non offre solo miniere. La "moda" di Yakutsk prevede pellicce di coniglio, volpe artica e renna sotto forma di cappelli, giacconi e stivali. Più che di moda, si parla di sopravvivenza: come dice un abitante locale intervistato dal giornale The Indipendent, che esprime molto chiaramene la sua opinione sulla questione delle pellicce animali: "Dovrebbero venire e vivere in Siberia per un paio di mesi, e vedere se saranno ancora così preoccupati per gli animali. Hai bisogno di indossare pelliccia, qui, per sopravvivere. Nient'altro ti tiene al caldo".
Renne e cavalli sono anche prelibatezze locali: Yakutsk è nota per le salsiccie di cavallo, realizzate utilizzando quasi ogni parte dell'animale.

E' incredibile come la gente del posto possa vivere una vita normale in un ambiente così freddo. Una temperatura di -40°C stroncherebbe chiunque di noi, comuni mortali. Ho sperimentato sulla mia pelle una temperatura di -29°C, e non la auguro a nessuno: se siete piagati dal vizio delle sigarette come il sottoscritto, uscire sul balcone per fumarne una sarebbe tremendo: giaccone, stivali, pantaloni (possibilmente doppi), cappellino e guanti. Per soli 5 minuti, perchè se si aspettasse oltre la faccia (unica parte esposta) inizierebbe a pizzicare, e poi a far male, prima che tutto il resto del corpo inizi a reagire allo stesso modo.



A Yakutsk, invece, i bambini non vanno a scuola solo se la temperatura scende sotto i -55°C, e viene considerata normale, in Gennaio, una temperatura di -45°C. I bambini giocano all'esterno, se il riscaldamento non funziona  pare non sia un problema così tragico, e 40 gradi sotto lo zero sono definite dal meteo locale come "freddo ma non troppo.

Link notizia

mercoledì 11 gennaio 2012

SIMO HAYHA, CECCHINO LEGGENDARIO

Le storie sui cecchini a volte abbondano di fantasia: tiri da chilometri di distanza, colpi da posizioni impossibili, azioni ai limiti delle possibilità umane e della fisica.
Ma l'abilità di un tiratore scelto non è solamente quella di colpire a grandi distanze, il bagaglio di abilità che un cecchino deve possedere spazia dal mimetismo al sangue freddo, dalla capacità di adattamento all'ambiente al saper prendere decisioni estreme.

I cecchini possono tenere in scacco un'intero battaglione. Se vi è capitato di vedere film come Il Nemico alle Porte, vorrei rassicurarvi sul fatto che di cecchini (romanzati) di quella portata non ne nascono tutti i giorni, ma un tiratore scelto che sa fare il suo mestiere è comunque una spina nel fianco anche per i soldati meglio addestrati.



Il cecchino di cui voglio parlarvi è "insolito". Insolito perchè non ha ricevuto la notorietà che gli spetta come è avvenuto invece per altri, vedi Hathcock "White Feather" o Vasily Zaytsev. Insolito perchè il suo mestiere inizialmente non era quello di soldato di professione, ma agricoltore ed allevatore. Insolito, infine, per il numero di vittime che ha mietuto nell'esercito sovietico, 705 confermate (se contiamo anche i non confermati, il numero sicuramente supererebbe le 800 unità).
Se già il numero 705 è altissimo, rappresenta il record assoluto nella storia dei tiratori scelti di qualunque guerra in cui siano state utilizzate armi da fuoco.

Il nome di questo cecchino è Simo Häyhä, nato nel 1905 morto nel 2002 alla veneranda età di 97 anni. Fu un contadino di Rautjärvi che, al momento dell' inizio della "Guerra d'Inverno" tra Finlandia e Unione Sovietica decise di compiere il suo dovere sul campo di battaglia.
Dopo essersi arruolato nel 1925 nella Guardia Civile, iniziò nel Novembre del 1939 una sua personale battaglia contro l'esercito sovietico, tanto da meritarsi nel giro di poco tempo l'appellativo "La Morte Bianca" ("Belaya Smert").



Arruolato nel reggimento Jaeger 34, Häyhä viaggiava da solo, standosene appollaiato nella neve e sopportando per ore ed ore temperature che andavano dai -20 ai -40°C.
Come ogni cecchino che si rispetti, aveva un bagaglio di "trucchi" che utilizzava per mantenersi in vita. Questa serie di accorgimenti tuttavia sono insoliti anche per molti cecchini, e non fanno altro che accrescerne la fama:

Simo Häyhä non ha mai utilizzato un mirino telescopico. Per prendere la mira, utilizzava la semplice tacca di mira del suo fucile. Aveva il timore che il riflesso provocato da un mirino telescopico avrebbe contribuito a svelare la sua posizione; oltre al fatto che un mirino telescopico forza il tiratore a sollevare la testa per poter avere un quadro d'insieme della situazione, rendendolo un bersaglio più facile. Questo rende la sua impresa ancora più notevole, considerando soprattutto che la maggior parte dei suoi tiri avveniva da una distanza pari o superiore ai 400 metri.
    Utilizzava un fucile Mosin-Nagant, un fucile "duro" di produzione russa in uso fin dalla prima guerra mondiale, e che rese celebri cecchini come Vasily Zaytsev.
    Häyhä vestiva sempre di bianco, per nascondere la sua presenza nella neve
    Contrariamente a molti cecchini finlandesi, Simo Häyhä se ne stava nascosto nella neve gelata invece di rimanere appollaiato sugli alberi (per questo motivo i cecchini finlandesi venivano chiamati "cucù" dai russi).
    Usava mettere in bocca della neve per poter nascondere la condensa generata dal suo respiro a temperature così rigide.
    Compattava la neve di fronte a lui, soprattutto quella che utilizzava come punto d'appoggio per il suo fucile. Al momento dello sparo, nessuno sbuffo di neve si sarebbe sollevato, mantenendolo al coperto ed impossibile da individuare.
    Non portava quasi nulla nelle sue missioni giornaliere: proiettili, razione di cibo per un solo giorno ed il suo fucile, niente di più. In questo modo poteva muoversi velocemente e non aveva carichi inutili che avrebbero potuto rendere più individuabile la sua posizione.

Se inizialmente i Russi sottovalutarono le morti provocate da Simo, considerandole come normali visto che ci si trovava nel bel mezzo di un conflitto, dopo che giunsero rapporti di dozzine di uomini dispersi o uccisi si iniziò a creare la leggenda de "La Morte Bianca".

Inizialmente l' Unione Sovietica inviò uno contro-sniper per stanare Simo:i contro-cecchini sono addestrati allo scopo di stanare ed individuare altri cecchini. Nulla di fatto, lo sniper venne ritrovato morto.
Decisero allora di inviare un'intera squadra di cecchini, che avrebbero di certo scovato ed ucciso "La Morte Bianca". La sorte di questi cecchini a tutt'oggi non è del tutto certa, si sa solo che vennero dati per dispersi quando non fecero più ritorno.


A quel punto venne mandato un intero battaglione, che avrebbe sicuramente fatto a pezzi Simo. Risultato? Indovinate...il battaglione non riuscì a scovarlo, e subì numerose perdite.
Disperati, i russi decisero allora di passare alle maniere forti, e di tempestare la zona con l'artiglieria. Se non potevano capire da dove sparasse, avrebbero raso al suolo l'intera area.
L'artiglieria azzeccò la sua posizione, e Simo venne tempestato da frammenti di metallo che rischiarono di ucciderlo. Ma quest'uomo era peggio di Chuck Norris, e rimase in vita senza subire alcun danno.

Fu solo il 6 Marzo 1940, circa 100 giorni dopo linizio della sua personale guerra contro l' Unione Sovietica che Simo Häyhä venne colpito alla mascella da un prioiettile esplosivo sparato dalla fanteria russa, che (per fortuna o per bravura non è dato sapere) riuscì a scovarlo ed a centrarlo da distanza ravvicinata.


Dato quasi per morto visto il coma in cui piombò subito dopo il colpo, Simo riemerse dall'abisso 11 giorni dopo, il giorno in cui venne stabilita la fine della guerra tra Finlandia e Russia.



Bilancio delle attività sovietiche in Finlandia? Grazie a persone come Simo Häyhä, l'esercito sovietico perse circa metà dei suoi uomini, 40 volte più delle perdite findlandesi.
Ad Häyhä vennero consegnate 5 medaglie al valore, ed il suo numero di uccisioni rappresenta il record assoluto per qualunque cecchino sia mai esistito nel corso della storia.
E questo dovrebbe ricordarci che forse, da qualche parte nel mondo, esistono tiratori scelti che non balzeranno mai agli onori della cronaca, non verranno mai celebrati per le loro imprese, ma che come Simo Häyhä hanno contribuito a ribaltare le sorti di diversi conflitti, armati di un fucile e di sangue freddo.