martedì 4 settembre 2012

CICLONI, URAGANI, TIFONI E TORNADO

Per ciclone si intende un violento movimento rotatorio di masse d’aria, combinato con un moto di traslazione, intorno a un centro di bassa pressione: il senso di rotazione è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre.



Come nasce un ciclone

Il ciclone è provocato da un complesso di fenomeni atmosferici determinati dalle alte temperature equatoriali che, in certe zone, creano centri di minima pressione e, quindi, di aspirazione. Verso tali centri convergono i venti, seguendo un moto a spirale che determina un vortice. I cicloni si distinguono in tropicali ed extra-tropicali.
I primi (ai quali spetta propriamente l’appellativo di cicloni) sono molto più intensi dei secondi e di minore durata e provocano venti di straordinaria violenza.  

Uragani e tifoni: due nomi per un ciclone
Hanno un diametro di centinaia di chilometri (l’uragano Tip raggiunse i 2.200 km) e si formano sugli oceani a cavallo dell’equatore. A seconda di dove si dirigono prendono nomi diversi: uragano (hurricane, negli Usa, da hurican o huracan, voce caraibica che designa il dio del male), willy-willy (in Australia), tifone (typhoon, in Asia), baguyo (nelle Filippine).
Da tempesta tropicale a uragano
I meteorologi hanno convenuto di chiamare uragano soltanto i venti di eccezionale intensità. Finché i venti si mantengono sotto i 117 km/h si parla di tempeste tropicali; a velocità maggiori, i cicloni vengono definiti uragani veri e propri e vengono classificati, secondo la Scala Saffir-Simpson, in 5 categorie.
 

Categoria Velocità in m/s Velocità in nodi Velocità in km/h Velocità in mil/h Effetti macroscopici
1 - minimo 33-42,5 64-82 119-153 74-95 Danni tutto sommato limitati a barche, alberi, strutture mobili, insegne, tetti. Possono osservarsi limitate inondazioni nelle zone costiere, con risalite non oltre l'altezza di un metro e mezzo.
2 - moderato 42,7-49,1 83-95 154-177 96-110 Danni di una certa rilevanza ad alberi e strutture mobili; danneggiamenti di lieve entità anche agli immobili (finestre, antenne, tetti); le barche rompono gli ormeggi. Nelle zone costiere si possono osservare, a partire da 2-4 ore prima del landfall, inondazioni con acque fino a 2,5 metri oltre il livello medio. Può richiedersi l'evacuazione dei residenti delle zone costiere più basse.
3 - forte 49,4-57,7 97-112 178-208 111-129 Grandi alberi abbattuti, distruzione di strutture mobili, danni di una certa rilevanza alle case. Le basse zone costiere vengono interessate, 3/5 ore prima dell'approssimarsi del centro del ciclone, da inondazioni con acqua fino a 4 metri oltre il normale livello. Richiede l'evacuazione dei residenti delle zone costiere.
4 - fortissimo 58-69,7 113-136 209-251 130-156 Gravi danni agli edifici (tetto e muri portanti); Alberi, cespugli, insegne e cartelli stradali vengono abbattuti. Le inondazioni delle aree costiere possono presentarsi anche 5 ore prima del landfall del centro del ciclone, raggiungendo altezze prossime a 6 metri oltre il livello medio. Evacuazioni dei residenti delle zone costiere, fino a una decina di chilometri nell'entroterra.
5 - disastroso >70 >137 >252 >157 Danni gravissimi agli edifici, che possono anche portare al loro abbattimento; completa distruzione di tutte le strutture mobili e completo abbattimento di alberi, insegne, cartelli stradali. Estese inondazioni nelle zone costiere, che possono superare l'altezza di 6 metri oltre il livello normale; si richiede perciò l'evacuazione massiva di tutti i residenti delle zone costiere pianeggianti, fino a 16 km nell'entroterra.
 
 
Che cos'è un tornado
Con il termine tornado si intende invece una violenta perturbazione atmosferica del tipo delle trombe d’aria delle nostre regioni. I tornado sono frequenti nel Messico e a est delle Montagne Rocciose. Caratteristica dei tornado americani è, oltre all’estrema velocità del vento, la ristrettezza dell’area, di qualche decina o al massimo di qualche centinaio di metri quadrati. I tornado si spostano con una velocità media di circa 50 km/h; la durata del passaggio è di pochi secondi.  


sabato 1 settembre 2012

DINASTIA SAVOIA: CARLO I



 (n. 1468 - m. 1490) - Duca 1482 - 1490

Carlo I, era fratello minore dello sfortunato Filiberto I, alla sua morte, ebbe la successione del ducato di Savoia. Era nato in Carignano, il 25 maggio 1468, quindi aveva solo quattordici anni. Ma affermano i cronisti che a quell'età egli conosceva già le principali lingue, oltre al greco e al latino, e che era bello nella persona, fiero e gentile nei modi.
Luigi XI re di Francia, suo zio materno, l'aveva fatto educare con cura dal conte di Dunois, a Chateau-Renaud, in Francia. Durante il tempo della sua minorità, il nuovo duca di Savoia rimase di continuo presso quel re, il quale, per impedire che gli zii paterni di lui aspirassero alla reggenza, o comunque turbassero il Ducato, si dichiarò suo tutore, riconfermando il vescovo di Ginevra nella carica di governatore generale degli Stati di Savoia e respingendo le pretese di Filippo, conte di Bressa, che voleva riavere per sè il Piemonte.
Carlo stesso si oppose con energia all'ambizione di questo suo zio avido di potere, il quale non riuscì ad ottenere nulla, e, minacciato da Luigi XI, si rassegnò a ritirarsi prima nei suoi possedimenti particolari e poi a rifugiarsi in Germania.
Nell'agosto del 1483, Luigi XI morì, e nel novembre di quello stesso anno Carlo I entrò solennemente in Torino per assumere il governo dei suoi Stati. Gli storici della sua Casa sono concordi nell'affermare che fin dal primo giorno egli seppe dar prova di una fermezza d'animo e d'una risolutezza tali da sorprendere in un principe tanto giovane (aveva 15 anni)
Si scelse per consigliere il maresciallo di Miolans, nominò cancelliere Antonio da Campione, e sposò Bianca di Monferrato , figlia del marchese Guglielmo VIII.

Lo Stato era in tristissime condizioni. Avveniva spesso che i baroni, i quali opprimevano e tartassavano i loro vassalli, si ribellassero al sovrano, tanto si erano abituati all'indisciplina, in seguito ai disordini provocati nel paese dagli irrequieti fratelli di Amedeo IX. Carlo I seppe mutare quello stato di cose, reprimendo con energia e con spirito di giustizia gli abusi e le ribellioni. Il suo primo gesto d'inflessibile autorità, lo fece contro il maresciallo Claudio di Savoia, signore di Racconigi, che volle resistergli e che venne privato di tutti i suoi titoli e di tutti i suoi beni.
Ebbe poi un grave dissidio col papa Sisto IV, a cagione del vescovado di Ginevra, e la soluzione della questione fu tale ch'egli potè dirsene soddisfatto come di una vittoria.
Nel 1485, in Roma, presente il nuovo pontefice Innocenzo VIII e parecchi cardinali, ricevette da Carlotta, vedova di suo zio Lodovico di Savoia ed erede di Giovanni III, ultimo sovrano di Cipro, di Gerusalemme e d'Armenia, il titolo di re di quei luoghi, che i suoi successori si trasmisero fino a inoltrato Ottocento.

Venuto a guerra nel 1487 col marchese di Saluzzo Lodovico II, incitato contro di lui dalla moglie (sorella maggiore di Bianca di Monferrato) e da Claudio di Savoia, gli prese Carmagnola e poi la città stessa di Saluzzo, che si arrese dopo alcuni mesi di vigoroso assedio. Lodovico II fu allora costretto a rendere omaggio a colui che soleva chiamare il Duca fanciullo, e riebbe le sue città soltanto quando Carlo VIII re di Francia, successore di Luigi XI, intervenne in suo favore.
Il contegno di Carlo I di Savoia di fronte al potente monarca francese fu tale, in quella circostanza, da destare in quest'ultimo dei sentimenti di simpatia e d'ammirazione. Infatti, in un solenne convegno ch'ebbe luogo a Tours per decidere se il marchese di Saluzzo fosse vassallo del re di Francia o del duca di Savoia, il giovane Carlo I seppe sostenere con coraggiosa fermezza e con leali parole i propri diritti, e ottenne che questi fossero riconosciuti. La questione di Saluzzo, tuttavia, si rinnovò poco dopo e si prolungò, ma rimase insoluta.
Ritornato in Savoia e recatosi poi a Torino, Carlo I, al quale, durante l'assenza, la moglie Bianca di Monferrato aveva dato alla luce un figlio, fu preso da una malattia « di languore », come si diceva allora, contro la quale nessuna cura fu efficace, e ne morì a Pinerolo appena ventiduenne, il 13 marzo 1490. Due gentiluomini che l' avevano accompagnato in Francia erano morti, pochi giorni prima, dello stesso male inesplicabile ed inguaribile. Quantunque non si potesse avere alcuna prova positiva, si parlò di un lento veleno fatto propinare dal marchese di Saluzzo al suo fiero avversario, durante un gran convito, a Tours. Certo sembrò singolare e sospetto il vedere, appena morto, il duca di Savoia, rioccupare senza contrasti nel Saluzzese le città che aveva perdute e che erano rimaste affidate temporaneamente al re di Francia.
Si può affermare che Carlo I, chiamato il Guerriero dai contemporanei per le sue imprese guerresche (le quali se non furono numerose nè molto importanti, furono però condotte con straordinario vigore ed ammirabile ardire) abbia dato prova, durante il suo breve regno, di una ardente ed ostinata volontà di liberare gli Stati della sua Casa da qualsiasi soggezione ed anche da qualsiasi ingerenza straniera. Ciò fu dimostrato dalla sua condotta energica e fiera verso Carlo VIII di Francia, e certo in quel senso egli avrebbe fatto di più, se la sua vita fosse stata più lunga.
La Corte di questo principe cavalleresco fu rinomata in Europa come «scuola d'onore e di virtù ». Vi si distinse, da giovane, il famoso cavaliere Baiardo, che poi doveva tanto mostrarsi in Francia.
Da Bianca di Monferrato, Carlo I ebbe, come s'è già detto, un figlio, che si chiamò Carlo Giovanni Amedeo ( Carlo II ) e che gli successe infante sotto la reggenza della madre (ma morì poi a sette anni), ed una figlia ch'ebbe nome Jolanda Lodovica ma che morì anch'essa giovinetta.