giovedì 8 aprile 2010

DINASTIA SAVOIA: AMEDEO IX


Amedeo IX, figlio di Lodovico, nacque in Thonon nel febbraio del 1435. Fu religiosissimo, giusto e caritatevole, ma non fu certo un valoroso guerriero nè un abile politico. Ad un anno, fu fidanzato con VIOLANTE, o Jolanda, di Francia (sorella di Luigi XI) che sposò poi a diciassette anni e con la quale si ritirò a vivere a Bourg-en-Bresse, per star lontano dalla Corte, agitata da disordini e da discordie senza fine.
« Riconoscendosi disadatto alle arti del governo, scrive uno storico, era venuto nella determinazione di cedere ad altri la successione paterna, tanto più che andavano aumentando gli accessi di epilessia di cui soffriva. Quando morì suo padre nel 1465, volle mandare ad effetto questo suo desiderio, e lo -avrebbe fatto se non gliela avesse fermamente impedito sua moglie Violante, donna di forti spiriti e capacissima di governo ». Della moglie VIOLANTE parleremo in fondo.
L'autorità ed il prestigio di Amedeo IX furono fin da principio tanto deboli, che nel 1468 Luigi XI di Francia diede in moglie la sorella di lui, Bona di Savoia, a Galeazzo Maria Sforza, senza neppur curarsi di avvertirlo. In quello stesso anno, Filippo di Savoia tornò dalla Francia, dove era stato prigioniero di Luigi XI per desiderio del padre, al quale si era ribellato, e dal duca Amedeo suo fratello fu nominato luogotenente del Ducato. Come tale, Filippo guerreggiò contro il marchese di Monferrato che voleva sottrarsi agli obblighi stipulati con la Casa di Savoia, e lo costrinse a riconoscerli.
Frattanto, gli altri fratelli del duca agivano a loro piacimento nei rispettivi domini, senza curarsi affatto dell' autorità sovrana. Filippo, per propria iniziativa e contro il volere di Amedeo, andò in aiuto del duca di Borgogna, ch'era in guerra contro il re di Francia. Così aumentavano sempre più nel ducato di Savoia il disordine e la confusione, mentre l'influenza francese vi si accentuava, facendo prevedere gravi conseguenze, e mentre alcuni dei fratelli dello stesso duca non si astenevano dal provocarvi discordie.
Amedeo IX, più che mai afflitto dal suo gravissimo male e più che mai inetto a governare, si decise nel 1469 a convocare gli Stati Generali, per render nota la sua volontà di ritirarsi a vita privata istituendo una reggenza presieduta dalla duchessa Violante (o Jolanda) sua moglie. Questa decisione attirò sulla duchessa l'odio violento dei cognati, Filippo, Giacomo e Lodovico, che si ritenevano in diritto di partecipare alla reggenza.
Nella guerra civile che ne seguì, i fratelli del duca riuscirono ad impadronirsi di Amedeo e del castello di Monmeliano. In quel frangente, lui ondeggiò tra i fratelli e la moglie, cedendo ora a quelli, ora a questa. La duchessa finì con l'avere il sopravvento, perchè era sostenuta dai Piemontesi e da un gran numero di Savoiardi, e perchè ottenne dal fratello, re di Francia, un notevole aiuto di armati.
Ricuperata la libertà, Amedeo andò a stabilirsi a Vercelli, perchè il clima di Chambéry era pericoloso per la sua malferma salute. Visse in quella città per qualche tempo, dedicandosi con gran fervore alle pratiche religiose e alle opere benefiche, e vi morì il 30 marzo 1472, dopo essersi privato di tutto ciò che aveva di prezioso o di superfluo, per darlo ai poveri.
Francesco di Sales, e dopo di lui parecchi cardinali, tra i quali Maurizio di Savoia, si adoperarono per farlo canonizzare. La causa non giunse a termine; ma Innocenzo XI pose Amedeo IX nel novero dei beati, approvò il culto pubblico della sua memoria e concesse che fosse celebrata annualmente la sua festa il 30 marzo.
Questo duca di Savoia ebbe dieci figli Lodovico, primogenito, morì in tenerissima età. FILIBERTO I e CARLO I successero al padre. Un altro Carlo morì giovanissimo in Francia. Bernardo e Claudio non vissero oltre l'età infantile. Giacomo fu marchese di Gex. Delle tre femmine, Anna fu moglie di Federico d'Aragona, che divenne re di Napoli nel 1496; Maria sposò prima Filippo di Baden e poi Giacomo d'Assay, signore di Plessis; Lodovica, dopo aver sposato per volontà del padre Ugone d'Orange, principe di Chàlons, ottenendo però di rimanere in istato di verginità, si ritirò quando fu vedova in un convento, vi morì in concetto di santità e fu poi beatificata.
Il matrimonio di questa principessa, figlia di Carlo VII re di Francia, con Amedeo IX di Savoia, venne deciso dai suoi genitori e da quelli di Amedeo, in occasione di un loro incontro a Tours, mentre Violante era ancora lattante. Così, fin dall'infanzia ella seppe che sarebbe divenuta duchessa di Savoia.
Dopo il matrimonio, Amedeo IX la condusse a vivere a Bourg-en-Bresse, lungi dalle feste, dalle agitazioni e dagl'intrighi della Corte sabauda.
Salita al trono a fianco d'un uomo debole, malato e dalla natura negato alla politica, seppe con la sua rara intelligenza governare per il marito, il quale infine, come abbiamo visto, la nominò Reggente, nel 1469. Questa nomina suscitò, l'abbiamo già detto, tempeste d'odio, drammatiche e violente.
La reggenza della duchessa Violante (o Jolanda) fu giudicata in modo vario, e il maggior biasimo che gli storici espressero nel parlare di questa donna innegabilmente dotata di grandi qualità, fu quello, da lei meritato, di aver contribuito ad aumentare l'influenza e l'ingerenza francese nelle cose del ducato di Savoia. Essendo una principessa di Francia, ella non avrebbe potuto seguire una politica diversa; ma certo non meritò che le fosse attribuita la responsabilità di aver suscitata in Savoia la guerra civile, che fu invece la conseguenza inevitabile della singolare e delicata condizione in cui ella si trovò, di dover difendere dopo l'abdicazione del marito i diritti di un figlio, contro le avide aspirazioni dei cognati.
Certo ella fu molto energica e molto abile. Fu anche assai colta, e risulta che fra le aspre lotte che caratterizzarono la sua reggenza non trascurò di dare incremento agli studi, alle arti, alle opere di pubblica utilità. Ordinò a Perinetto del Pino di trascrivere, ordinandole e completandole, le antiche cronache dei principi di Savoia, già compilate da Giovanni d'Oronville per ordine d'Amedeo VII, e fece pubblicare il Corpus delle leggi dello Stato, con le aggiunte fattevi da Amedeo VIII. Tentò inoltre di rendere in parte navigabile la Dora Baltea; fece costruire il castello di Moncalieri; fondò un ospizio per i poveri, a Ginevra alcuni monasteri, e gli ospedali di Chambéry e di Conflarns, il primo per le malattie contagiose, il secondo per i lebbrosi.
Nel 1471, sfuggita ai cognati mentre Amedeo IX veniva fatto prigioniero, seppe ottenere, con le forze che il re di Francia mandò in suo aiuto, di essere confermata nella reggenza dagli stessi principi ribelli (Filippo, Giacomo e Lodovico di Savoia) e poi acconsentì ad accettare, perchè la pace non fosse più turbata, l'istituzione d'un Consiglio di cui essi potessero far parte.
Morto Amedeo IX, lasciando ancora fanciullo il suo erede FILIBERTO I, Jolanda, in un'assemblea pubblica dei Tre Stati, ed in presenza degli ambasciatori di Milano, fu dichiarata tutrice del nuovo duca ed ancora reggente dello Stato. Questa investitura dispiacque a Filippo, conte di Bressa, che tentò di suscitare una nuova guerra civile, ma non vi riuscì, perché ebbe contrari i suoi stessi fratelli, riconciliatisi con la duchessa. La quale però, poco dopo, commise l'errore di inimicarsi imprudentemente gli Svizzeri e di aiutare Carlo il Temerario, duca di Borgogna, nella sua sfortunata guerra nel 1476, non ottenendo altro risultato che quello di farsi rapire e imprigionare nel castello di Rouvre, da Carlo stesso, che aveva, a quanto sembra, delle ottime ragioni per non fidarsi più di lei.
Allora, per volontà del re di Francia, il governo degli Stati Sabaudi venne diviso tra i fratelli Lodovico di Savoia vescovo di Ginevra, che ebbe il potere sulla Savoia, e Filippo conte di Bressa, a cui fu dato il Piemonte. Ma gli Stati, fedeli alla duchessa Jolanda, raccolsero gente ed insorsero per difendere il paese, non trascurando di mandare ambasciatori a Carlo il Temerario perchè ordinasse la liberazione della loro sovrana. Lodovico, approfittando della scarsa vigilanza dei custodi del castello di Rouvre, liberò la cognata, facendole però giurare solennemente di essere ormai nemica del re di Francia. Ma Filippo non volle restituire a Jolanda il governo del Piemonte, e allora ella ebbe il grave torto di rivolgersi a Galeazzo Maria Sforza per cacciare il cognato.
Per fortuna i feudatari e il clero s'avvidero che lo Sforza, fingendo di agire a vantaggio della duchessa, mirava unicamente al proprio interesse, tendendo a conquistare delle terre, e, dopo il saccheggio di alcune borgate, organizzarono una efficace difesa contro l'invasore. Filippo dovette finalmente decidersi a ritirarsi nelle sue terre. Lo Sforza si allontanò, e venne poi ucciso a tradimento, a Milano da tre congiurati (1476). Jolanda riprese la reggenza, e il paese potè godere di un periodo di pace, che però non durò molto, poichè la reggente morì in Moncrivello il 29 agosto 1478.Una cronaca del tempo dice che la morte di lei « fu grave danno per la patria e per il dominio, giacchè la Duchessa era stata una sovrana prudente, ed aveva mantenuto i sudditi in buona giustizia, buona pace e quiete senza illeciti balzelli ».
A Jolanda, la Casa di Savoia dovette l'acquisto della contea di Villars e di alcune altre terre considerevoli. A ciò si deve aggiungere ch'ella seppe dare ai figli un'ottima educazione militare, letteraria e civile. L'adolescente duca Filiberto ebbe, per merito della madre, maestri di grande dottrina, quali Francesco Beroaldo, Nicolò da Tarso e Francesco Filelfo, che gl'insegnarono l'eloquenza la grammatica greca e latina e la storia, cosicchè, quasi bambino, egli potè pronunciare davanti all'Assemblea degli Stati, una breve orazione che gli valse l'ammirazione generale. Jolanda, morendo, lo lasciò appena tredicenne, quindi ancora incapace di assumere il governo dello Stato ereditato dal padre.


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