lunedì 26 settembre 2011

DINASTIA SAVOIA: FILIBERTO I


  Immediatamemte dopo la morte della duchessa Violante (o Jolanda), sorsero negli Stati di Savoia e Piemonte, nuove e gravi complicazioni per la questione della reggenza. Il piccolo duca Filiberto, ch'era nato a Chambéry nel 1465, doveva ancora essere sottoposto ad una tutela, e l'Assemblea dei Tre Stati, riunitasi per provvedere ad evitare i disordini che già si manifestavano imminenti, decise concorde l'istituzione d'una specie di comitato di reggenza, composito di sei Savoiardi e sei Piemontesi. Poi, dopo un disastroso esperimento di questo comitato, la stessa Assemblea affidò la tutela di Filiberto a Luigi XI, re di Francia, che già aveva provveduto al governo del Ducato durante la prigionia di Jolanda.

    Luigi XI, allora, volle avere presso di se il duca adolescente (che fu condotto con le sorelle a Lione, dove erano il re e la Corte), e delegò a governare la Savoia e il Piemonte il conte Seyssel de la Chambre, che ebbe infatti titolo di governatore generale.
    Contro costui, violento e dispotico, non tardarono ad esser lanciate accuse di abuso d'autorità, le quali indussero il re di Francia a richiamarlo e a sostituirgli il vescovo di Ginevra. Filiberto, che nutriva già quella vivissima passione da cui derivò il suo soprannome di Cacciatore, era in quei giorni a caccia nei dintorni di Grenoble. Il conte Seyssel De la Chambre, anzichè obbedire al suo sovrano, fece rapire e ricondurre in Savoia il giovane duca proponendosi di conservare con la violenza il potere che gli era stato tolto.

    Ma Filippo di Savoia, allora, tornò in scena, anche per aver saputo che Luigi XI lo credeva complice dell'autore di quell'audace colpo di mano, e, procuratisi aiuti dal marchese di Saluzzo, si recò nascostamente a Torino, dove Filiberto era stato condotto dal suo rapitore. In quella città, riuscì con un abile stratagemma a far prigioniero il De la Chambre, sorprendendolo nel sonno e lo chiuse in un sotterraneo del Castello. Poi condusse a Lione il nipote, che vi fu accolto « con ogni dimostrazione di onore e di affetto », mentre al De la Chambre venivano confiscati tutti i beni.

    A Lione, Filiberto visse per qualche tempo presso il re suo tutore; ma, colto durante una partita di caccia da una malattia che sembrò misteriosa, morì a diciassette anni il 12 aprile 1482.

    Corse voce ch'egli fosse stato avvelenato per volere del cupo monarca francese. Quella supposizione non potè sembrare totalmente infondata, poichè era logico pensare che Luigi XI avesse giudicato opportuno sopprimerlo affinchè nel ducato di Savoia nascessero nuovi disordini, dei quali egli avrebbe potuto approfittare per impadronirsi definitivamente di un paese su cui esercitava già tanta influenza. Un delitto di quel genere, d'altronde, doveva sembrare assai verosimile da parte di un re crudele che già ne aveva commessi molti altri.

    Filiberto il Cacciatore non ebbe così modo di manifestare le sue qualità di principe; ma lasciò fama d'esser stato molto intelligente e di aver fatto sperare ai sudditi, per la sua bontà e per la sua assennatezza, un avvenire assai migliore del torbido periodo in cui si svolse la sua vita brevissima. Mentre era ancora fanciullo, gli fu data in moglie Bianca Maria Sforza, figlia di Galeazzo Maria, dalla quale non ebbe alcun figlio. Bianca Maria andò poi sposa, nel 1493, all'imperatore Massimiliano d'Austria.


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